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Barra nel panico: ennesimo agguato camorra, ferito grave. Cresce la rabbia dei residenti

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Barra nel panico: ennesimo agguato camorra, ferito grave. Cresce la rabbia dei residenti

Spari a raffica nella periferia est di Napoli: ferito grave a Barra dopo l’omicidio di Musella a Ponticelli

Napoli est, quel pezzo di città che batte il cuore più vero e sofferto, si sveglia di nuovo con l’eco degli spari. Non è un film, è la vita di tutti i giorni per chi abita a Barra, Ponticelli e dintorni: mamme che portano i figli a scuola, operai che vanno al lavoro, negozianti che aprono le saracinesche. E invece, bam, un colpo di pistola in pieno giorno. Succede stamattina, e fa male al cuore pensare a quanta paura si respira in queste ore.

Partiamo dai fatti, nudi e crudi, come li raccontiamo noi che giriamo i vicoli e parliamo con la gente. Questa mattina, nel quartiere Barra, un uomo di 49 anni è stato centrato da un colpo di pistola. Era lì, in mezzo alla strada, quando tutto è esploso per motivi ancora da chiarire. Immediatamente soccorso, è stato portato in codice rosso al Pronto Soccorso dell’ospedale del Mare. Le sue condizioni? Gravi, con tutti gli accertamenti in corso. Sul posto, velocissimi, i poliziotti del commissariato Ponticelli e la Squadra Mobile di Napoli: rilievi, tracce, indagini partite a tutto gas per capire dinamica e beccare i responsabili.

E non è un caso isolato, purtroppo. Proprio 24 ore prima, martedì 12 novembre – scusate, la data nel comunicato era maggio ma è fresca di oggi – a Ponticelli, in via Cupa Viciale Pepe, un altro dramma. Antonio Musella, 51 anni, fruttivendolo onesto che tutti conoscevano per il suo furgone carico di frutta e verdura, è stato crivellato da almeno cinque colpi mentre era al volante. Trasportato d’urgenza allo stesso ospedale del Mare, non ce l’ha fatta. Anche qui, la Squadra Mobile al lavoro per ricostruire l’agguato.

Due episodi in fila, a un passo l’uno dall’altro, nella stessa periferia orientale. Quartieri che già combattevano con i loro guai quotidiani – traffico infernale, bus che non passano, rifiuti che a volte si accumulano – ora devono fare i conti con questa spada di Damocle. Immaginate le famiglie: papà che esitano a far uscire i figli, nonne che chiudono le finestre per non sentire, commercianti come Musella che pagano il prezzo più alto solo per fare il loro mestiere. Barra e Ponticelli non sono zone di frontiera, sono casa per migliaia di napoletani: studenti che vanno all’istituto, lavoratori pendolari, mamme single che tirano la cinghia. E ogni sparo è un campanello d’allarme che dice “state attenti, qui non è più sicuro come ieri”.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: quanto può reggere questa catena di sangue? I cittadini fanno fatica ad accettarlo, e il malumore non nasce dal nulla. Napoli est ha visto troppo, negli anni: degrado che si mescola a incuria, zone grigie dove la camorra prova a mettere becco, e la sensazione che qualcosa non torni quando gli spari si susseguono così ravvicinati. Non è polemica sterile, è quello che sentiamo al bar, tra un caffè e una chiacchiera: “Qualcuno dovrà pur spiegare perché succede sempre qui, in pieno giorno, a due passi dalle famiglie”. A pagare, ancora una volta, sono i residenti, i piccoli imprenditori come Musella, che muoiono o finiscono in ospedale per chissà quali conti in sospeso. Il problema non nasce oggi, ma ora il dibattito è aperto: servono più controlli, più luci, più presenza dello Stato per spezzare questa spirale?

Le forze dell’ordine stanno facendo il loro dovere, lo riconosciamo: indagini in corso, pista calda. Ma la città chiede risposte, non solo dopo il fatto, ma prima, per prevenire. Napoli non si arrende, i suoi cittadini sono tosti, abituati a lottare contro mille avversità. Però basta con i funerali e i “codice rosso”, torniamo a vivere sereni le nostre strade. Voi che ne pensate? Ditecelo nei commenti, parlandone al bar o condividendo: è ora di alzare la voce, tutti insieme, per una periferia est più sicura. La nostra Napoli merita di più.

(Parole: 612)

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