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Blitz Guardia Costiera a Napoli: 500m di rete illegale nel Regno di Nettuno
Una rete da pesca abusiva lunga 500 metri, nascosta come una trappola mortale nelle acque cristalline di Procida. La Guardia Costiera l’ha scoperta e sequestrata oggi, salvando l’ecosistema del Regno di Nettuno.
Erano le prime ore del mattino. L’equipaggio della motovedetta CP2082 pattugliava al largo di Punta Serra, nel cuore dell’Area Marina Protetta. Occhi esperti, radar accesi. Improvvisamente, l’attrezzo illegale emerge dal fondale: una posta da 500 metri, priva di segnali galleggianti, occultata per ingannare i controlli.
Napoli e le sue isole vivono di mare. Qui, a Procida, ogni metro quadro conta. L’operazione, coordinata dalla Direzione Marittima di Napoli, ferma sul nascere una minaccia per pesci, coralli e biodiversità.
I militari non perdono tempo. Recuperano la rete a bordo, la sequestrano. Un colpo netto all’illegalità che minaccia il Golfo.
“Questa rete avrebbe devastato il fondale per mesi, catturando tutto indiscriminatamente”, spiega il comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Procida, tenente di Vascello Giovanni Rossi. “Abbiamo restituito il mare alla vita, ma serve vigilanza costante”.
Procida ribolle. Pescatori onesti applaudono, ambientalisti chiedono più pattuglie. L’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, gemma del Tirreno, è salva per ora. Ma quante altre reti sonnecchiano là sotto?
I controlli proseguono senza sosta. Napoli scruta il suo mare. Chi ha piazzato l’attrezzo? E se ne spuntassero altre?
