Banda del buco: i due napoletani dietro il colpo al Credit Agricole e il mistero di Roma

Ancora una volta, Napoli lancia l’allerta. L’eco di due mondi criminali si incrocia tra le strade partenopee e la capitale. Le indagini sugli scavi clandestini rivelano una somiglianza inquietante con il colpo fallito della banda del buco a Roma nell’estate 2022. “C’è una cura maniacale nella preparazione di questi piani”, affermano gli inquirenti, mentre il mistero di come i rapinatori siano riusciti a entrare nel caveau di Piazza Medaglie d’Oro continua a infittirsi.

L’ombra del fallito colpo a Roma si allunga su Napoli, dove la Banda non è nuova a azioni audaci. Qui, nel cuore di una città vibrante e piena di vita, il colpo non è stato solo un tentativo, ma un’operazione pianificata con meticolosità. La sera del 10 agosto, a Roma, la Banda scava da un locale dismesso, un ex enoteca in via Innocenzo XI, senza sapere che il terreno cederà e intrappolerà uno dei loro. Il suo nome? Andrea Grassi. Bloccato per ore mentre i Vigili del Fuoco accorrono, la situazione diventa tesa.

Non lontano, i Carabinieri monitorano e intercettano due individui sospetti, Antonio Pinto e Mario Mazza, entrambi originari di Napoli, noti alle forze dell’ordine. Le loro reazioni durante il fermo forniscono solo un assaggio della loro indole temeraria: si dimenano, tentando di sfuggire a una realtà che li ha catturati. “Erano pronti all’azione, ma qualcosa è andato storto,” rivela un agente, descrivendo l’atmosfera di freneticità di quei momenti.

Ritornando al Vomero, i carabinieri si trovano davanti a un enigma. Le indagini esaminano il cunicolo scavato, interrogandosi su chi avesse fornito la mappa del sottosuolo napoletano. Si sospetta un complice interno o un basista “Evidentemente, non si può agire senza conoscere a menadito queste strade tra i palazzi,” aggiunge un investigatore, chiaro sul fatto che Napoli ha le sue regole.

Mentre il primo processo di resistenza a pubblico ufficiale a Roma si chiude con un’assoluzione per i due napoletani, la questione per il clan di Trastevere è ben lontana dall'essere risolta. Le indagini proseguono e il 18 aprile 2024, dopo due anni, le sirene dei Carabinieri tornano a risuonare in città. Cinque membri della banda vengono arrestati, accusati di tentata rapina e disastro doloso. Il cerchio, però, resta ancora aperto. Chi altro ha collaborato? Chi erano i complici rimasti nell’ombra?

Le differenze tra i due eventi sono cristalline, ma la tensione rimane palpabile. A Roma, il piano si frantuma, mentre a Napoli le cose sono andate diversamente. I rapinatori riescono a sfondare dentro la banca, un’operazione che sfida ogni logica. “Lo scavo era pericoloso ma audace. Chi l’ha realizzato conosceva il reticolo sotterraneo,” avverte il geologo chiamato a valutare il progetto criminale, rivelando quanto possa essere intricata la storia nascosta sotto la nostra città.

Insomma, il passato torbido di Mazza e Pinto aggiorna il dibattito. Quali nuove bande si nascondono tra gli angoli di Napoli? “La criminalità evolve, le tecniche si affinano,” avverte un criminologo locale, suggerendo che la calma apparente potrebbe essere solo una facciata.

La città è in fermento, la paura si mescola alla continua caccia ai colpevoli. Chi saranno i prossimi a incrociare questo spinoso cammino? E quali segreti si nascondono sotto i nostri piedi? La cronaca è ben lungi dall’essere chiusa.

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