A Napoli, la tensione è palpabile dopo la tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto all’ospedale Monaldi, a causa di un trapianto di cuore andato drammaticamente male. Le indagini, che vedono ben sette medici sotto inchiesta, hanno messo in moto un meccanismo di riflessione su come l’Azienda Ospedaliera dei Colli gestisca le sue responsabilità. “La situazione è critica, non possiamo permetterci ulteriori errori,” ha dichiarato un membro delle forze dell’ordine coinvolto nel caso.
Il 28 gennaio 2026, mentre il dolore per la perdita di Domenico ancora aleggia, la Direzione Generale, guidata da Anna Iervolino, ha deciso di rivedere le regole inerenti al patrocinio legale per i suoi dipendenti. Una mossa che sembra rispondere non solo alle esigenze normative, ma anche alla crescente necessità di proteggere l’immagine dell’ospedale stesso.
Il nuovo regolamento, che sostituisce quello del 2021, introduce una logica di conflitto di interessi che fa sobbalzare: l’ospedale pagherà le spese legali solo se la difesa del medico coincide con la propria. In poche parole, se la Procura vede l’ospedale come parte lesa, il medico potrebbe trovarsi senza supporto legale.
Questa nuova filosofia si fa ancor più inquietante quando si pensa ai casi di morti in ospedale, dove l’istituzione può trovarsi a dover rispondere per le azioni dei suoi dipendenti. In taluni frangenti, come nel caso di Domenico, l’ospedale potrebbe perfino venir escluso dalla copertura legale in caso di condanne per danni.
Da un lato, il regolamento mostra un impegno verso la sicurezza del personale, garantendo la difesa legale in caso di aggressioni da parte di terzi. Ma dall’altro, con una lista chiara di situazioni in cui la protezione legale non è garantita, arriva a escludere gli eventi più delicati, proprio quelli che ora sono al centro delle cronache.
«Dobbiamo assicurarci che i pazienti siano tutelati e che i nostri professionisti possano lavorare in un ambiente sereno, ma senza compromettere la responsabilità», ha commentato un esperto legale. Ma è davvero così?
Questa riformulazione delle linee guida getta un’ombra su un quadro già di per sé complesso e carico di emozioni. A Napoli, il dibattito diventa infuocato: i cittadini si chiedono se tale approccio possa davvero garantire la giustizia per le famiglie che aspettano risposte. E mentre l’inchiesta avanza, molti rimangono con il fiato sospeso, interrogandosi su quali saranno le conseguenze per la sanità partenopea e per le vite dei suoi piccoli pazienti.