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Caso Domenico: “Intervento d’emergenza senza esperienza, scoppia il caos in ospedale”

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Caso Domenico: “Intervento d’emergenza senza esperienza, scoppia il caos in ospedale”

Tragedie silenziose si consumano dentro le mura asettiche delle sale operatorie, altre invece esplodono, portando con sé un’eco che risuona in tutta la città. La morte di Domenico Caliendo, un bambino di soli due anni e cinque mesi, fa parte di questa seconda categoria, lasciando un segno indelebile nei cuori dei napoletani.

Deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, Domenico si è spento dopo sessanta giorni di coma farmacologico, un’agonia straziante. Il cuore nuovo, che avrebbe dovuto salvarlo durante l’intervento del 23 dicembre, era arrivato a Napoli “bruciato” dall’uso scorretto di ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano. Un tragico errore, un destino che grida vendetta.

Oggi, il procuratore di Napoli è al lavoro, con sette medici indagati per omicidio colposo. Ma le indagini si infittiscono, sei il panorama fa emergere presunti omissis e scontri tra colleghi. “Costretta a operare senza esperienza”, è l’accusa esplosiva di Giuseppe Caianiello, ex primario del reparto di cardiochirurgia pediatrica, che parla in un’intervista a Massimo Giletti sul programma Rai “Lo stato delle cose”.

Caianiello accusa il suo successore, Guido Oppido, di aver imposto un’aggravante situazione. «Gabriella Farina ha lavorato con me, non ha mai fatto un trauma-espianto, non aveva l’esperienza giusta», racconta Caianiello, puntando il dito direttamente contro l’operato del team. La frase pesante “Lui era protetto politicamente” aggiunge un ulteriore strato di complessità a un già intricato scenario. Ma la Procura fatica a trovare conferme su queste affermazioni. Le testimonianze di infermieri e collaboratori, però, rendono tangibile un clima di tensione palpabile.

La scia di dolore e impotenza si allarga anche a Bolzano, dove è avvenuto l’espianto. I legali della dottoressa Farina sollevano dubbi sulle procedure seguite, mentre un misterioso frigorifero usato per conservare l’organo diventa il fulcro di liti legali. “Possibile alterazione dello stato dei luoghi”, dichiarano, sollecitando indagini più approfondite.

In questo dramma, c’è il profondo dolore di una madre. Patrizia Mercolino non cerca vendetta, ma solo verità. «Nessuno mi ha mai detto niente», ha dichiarato, raccontando due mesi di silenzi che hanno accompagnato il calvario del figlio. Per lei, la giustizia è un’urgenza che attraversa ogni giorno, una richiesta legittima. Intanto, l’avvocato della famiglia ha depositato esposti contro i medici coinvolti.

Non è solo una questione sanitaria, è anche politica. L’ex governatore Vincenzo De Luca ha provato a spegnere il fuoco delle polemiche con un invito a non politicizzare la questione, ma Massimo Giletti non ha risparmiato una risposta netta: «Lei non può chiedere a me di tacere».

A fronte di tutto questo, la tragedia ha scatenato una potenza di solidarietà senza precedenti. Sono oltre 30mila euro le donazioni per la creazione della Fondazione Domenico Caliendo, presieduta dalla madre stessa. Patrizia ha trasformato il dolore in speranza, una promessa che nessun’altra vita venga spezzata a causa di errori umani o omertà silenziosa.

In un mondo dove il silenzio a volte sembra la norma, Napoli si trova di fronte a un interrogativo: quante altre storie come quella di Domenico si nascondono tra le pieghe della sanità? E chi sarà pronto a rompere il muro dell’indifferenza?

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