Operazione a Scampia: 15 arresti contro il clan Raia
A Napoli, nel quartiere di Scampia, le forze dell’ordine hanno eseguito oggi un’operazione che ha portato all’arresto di 15 persone e al provvedimento di arresti domiciliari per un’altra. L’azione ha coinvolto il sequestro di armi, sostanze stupefacenti e documenti utili alle indagini. L’operazione si è concentrata sulle aree dello Chalet Bakù e dell’Oasi del Buon Pastore.
Il provvedimento è stato coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli e eseguito da carabinieri e polizia. Le misure cautelarie, contenute in un’ordinanza di oltre 300 pagine emessa dal giudice per le indagini preliminari Gabriella Logozzo, ricostruiscono l’attività del gruppo familiare dei fratelli Raia. Secondo gli atti, questo gruppo ha gestito per anni attività illecite nel territorio.
Le indagini si basano su dichiarazioni di otto collaboratori di giustizia, integrate da intercettazioni e riscontri investigativi, come riportato dalla Dda. Questi elementi hanno delineato la struttura del clan, accusato di un controllo capillare su Scampia.
Al centro delle accuse c’è il dominio del territorio. Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo ha rafforzato la propria presenza attraverso la gestione delle piazze di spaccio e azioni armate contro rivali. Nell’ordinanza si citano le “stese”, sparatorie dimostrative in strada, utilizzate per intimidire e mantenere l’ordine.
Un altro aspetto riguarda la gestione delle abitazioni popolari. Gli investigatori descrivono un sistema di pressioni per acquisire e riassegnare alloggi. Secondo le carte, il clan Raia, originariamente legato al gruppo Notturno, ha esercitato violenza anche contro esponenti dello stesso clan per controllare questi beni.
La Dda evidenzia anche la gestione economica del clan. Una cassa comune alimentata dal traffico di droga finanziava gli affiliati, sia liberi sia in carcere, attraverso le “mesate”. Intercettazioni riportate nell’ordinanza mostrano discussioni interne sui fondi, con quote diverse per chi operava all’esterno.
Secondo la ricostruzione investigativa, il clan Raia è evoluto da costola del gruppo Notturno a un’articolazione del clan Amato-Pagano. Questa trasformazione si è consolidata dopo eventi come la scarcerazione di Costantino Raia nel dicembre 2018. Fino al dicembre 2022, il gruppo ha operato con autonomia, poi sotto la tutela di figure come Alessandro De Cicco e Luigi Diano.
L’ordinanza descrive una struttura gerarchica. Al vertice ci sono i fratelli Raia: Costantino, Patrizio, Francesco e Giovanni, indicati come responsabili della direzione complessiva, inclusi l’approvvigionamento di droga e la gestione finanziaria.
Subito sotto, una fascia di coordinatori avrebbe gestito le operazioni quotidiane. Figure come Luigi Ruffo, Carmela Ruggiero, Pietro Gemito, Antonio Garzia e Francesco Esposito sono citate per il controllo delle piazze di spaccio, inclusi turni e incassi. Vincenzo Gemito è menzionato come riferimento operativo.
Altre responsabilità erano divise per ruoli. Massimo Dannier è indicato come referente per hashish e marijuana allo Chalet Bakù. Salvatore Russo e Tommaso Rusciano avrebbero gestito le vendite al dettaglio. Massimiliano Parlato è descritto per il trasporto, taglio e confezionamento della droga. Ciro Gabriele è citato come spacciatore diretto.
L’operazione ha coinvolto i seguenti destinatari delle misure: Costantino Raia, Francesco Raia, Giovanni Raia, Patrizio Raia, Pasqualina Raia, Luigi Ruffo, Carmela Ruggiero, Salvatore Russo, Pietro Gemito (ai domiciliari), Vincenzo Gemito, Antonio Garzia, Francesco Esposito, Tommaso Rusciano, Massimo Dannier e Massimiliano Parlato. Tutti sono accusati di associazione di tipo mafioso e altri reati legati al traffico di stupefacenti.
Le indagini proseguono per approfondire i collegamenti e eventuali sviluppi. La Dda continua a monitorare l’area, con possibili ulteriori azioni basate sui sequestri effettuati. Le fonti ufficiali, tra cui procura e forze dell’ordine, non hanno fornito ulteriori dettagli al momento.