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Ex capo del Nir testimonia su violenze in carcere a Santa Maria Capua Vetere: «Credevo fossero calunnie»

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Ex capo del Nir testimonia su violenze in carcere a Santa Maria Capua Vetere: «Credevo fossero calunnie»

Processo a Santa Maria Capua Vetere: Ex comandante del NIR alla sbarra per omissioni su violenze in carcere

Santa Maria Capua Vetere – Francesca Acerra, ex comandante del Nucleo Investigativo Regionale (NIR) della Polizia Penitenziaria, è stata interrogata in aula bunker presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere durante un’udienza della Corte d’Assise. L’inchiesta riguarda presunte omissioni e comunicazioni incomplete relative a eventi violenti avvenuti nel reparto “Nilo” del carcere locale il 6 aprile 2020. Acerra è imputata per favoreggiamento personale, falso, frode processuale e omessa denuncia, secondo quanto emerso dalle indagini della Procura.

Acerra ha descritto un flusso informativo limitato che avrebbe coinvolto i vertici del Provveditorato campano. Rispondendo al pubblico ministero Alessandro Milita, l’imputata ha ammesso di non aver inizialmente percepito la gravità della situazione. “Iniziarono ad arrivare denunce, ma Fullone, allora provveditore regionale, mi riferì che Colucci le aveva definite calunnie dei detenuti”, ha dichiarato Acerra in aula, basandosi su quanto riportato dai verbali dell’udienza.

Secondo la ricostruzione fornita da Acerra, Pasquale Colucci, comandante del Gruppo di Supporto presente durante la perquisizione, le avrebbe assicurato verbalmente che nessun episodio grave si era verificato in sua presenza. Eventuali azioni di forza sarebbero state limitate a “operazioni di contenimento” contro detenuti considerati facinorosi, che furono poi trasferiti al reparto Danubio, come indicato nelle informative interne.

Il presidente della Corte d’Assise, Picciotti, ha interrogato Acerra sull’opportunità di tali omissioni, sottolineando che il NIR è responsabile per le indagini giudiziarie interne. L’imputata ha risposto che il contesto era eccezionale a causa dell’emergenza Covid, che avrebbe influenzato le procedure standard. Secondo una prima ricostruzione della Procura, basata su documenti e testimonianze, Acerra avrebbe omesso di inoltrare informative complete, potenzialmente depistando le indagini su un episodio che coinvolse circa 300 detenuti.

Durante l’udienza, Angelo Bruno, un ex poliziotto penitenziario in pensione, ha deposto come testimone. Bruno era stato inizialmente arrestato per i fatti del 6 aprile 2020, nonostante fosse già stato riformato per motivi di salute. Nelle sue dichiarazioni, ha ricostruito l’episodio relativo al detenuto Ciro Esposito, affermando di non aver partecipato ai presunti pestaggi. “Ho tentato di fare da scudo al detenuto mentre i colleghi intervenivano”, ha detto Bruno, citando le immagini delle telecamere interne del carcere come prova.

Le registrazioni video, esaminate dalla Procura, hanno confermato la versione di Bruno, rivelando un errore investigativo iniziale. Secondo quanto dichiarato da Bruno in aula, un rapporto del Brigadiere dei Carabinieri Medici lo aveva erroneamente descritto come partecipe dei fatti, portando al suo arresto e a gravi conseguenze personali, tra cui la perdita del matrimonio. Tale episodio, come documentato negli atti processuali, ha evidenziato possibili lacune nelle prime fasi delle indagini.

Le indagini continuano sotto la direzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere, con ulteriori udienze previste per esaminare testimonianze e prove aggiuntive. Al momento, non sono stati forniti dettagli su sviluppi immediati, ma l’esito del processo potrebbe chiarire le responsabilità dei vertici penitenziari coinvolti. La Corte d’Assise valuterà tutti gli elementi per determinare eventuali depistaggi o negligenze.

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