Omicidio a Napoli Est: Lite familiare sfocia in tragedia
A Napoli Est, nel Rione Conocal, il 3 febbraio, Giuseppe Musella, 28 anni, è accusato di aver causato la morte della sorella Jlenia Musella, 22 anni, durante una lite per motivi legati a un cane di famiglia. Secondo una prima ricostruzione fornita durante l’udienza di convalida, l’episodio è partito da un gesto impulsivo che ha portato al lancio di un coltello.
La lite ha origine in un contesto domestico. Giuseppe Musella, assistito dagli avvocati Andrea Fabbozzo e Leopoldo Perone, ha descritto i fatti al Gip Maria Rosaria Aufieri durante un interrogatorio durato oltre tre ore. Il giovane, a casa per influenza, ha riferito di una discussione nata dopo che il cane di famiglia aveva urinato in casa.
Jlenia Musella aveva pulito il pavimento e strizzato un panno sporco sul letto dove riposava il fratello. La tensione è rapidamente degenerata in colluttazione. La sorella è uscita di casa, ma Giuseppe ha poi sentito il cane guaire.
Convinto che Jlenia stesse maltrattando l’animale, Giuseppe è sceso in strada. Qui, ha visto il cane ferito e, secondo la sua testimonianza, ha agito d’impulso. “Ho perso la testa”, ha dichiarato al giudice, ammettendo di aver lanciato un coltello da distanza.
Un testimone oculare, descritto come una terza persona presente sulla scena – forse un vicino o conoscente – ha confermato questa dinamica. Gli avvocati della difesa hanno citato la testimonianza per sostenere che il gesto non era mirato a uccidere, ma frutto di rabbia momentanea.
Il coltello è stato lanciato da diversi metri, secondo quanto riferito da Giuseppe durante l’interrogatorio. Non appena ha realizzato l’accaduto, il giovane ha urlato in dialetto alla madre: “Uh Marò, l’agg cogliuta”, indicando la sorella ferita.
Subito dopo, parenti e familiari hanno trasportato Jlenia Musella all’Ospedale Villa Betania. Le telecamere di videosorveglianza dell’ospedale, acquisite agli atti, mostrano l’arrivo di due auto con a bordo sei persone, tra cui Giuseppe e la madre.
Nonostante i tentativi di soccorso, Jlenia è deceduta. Giuseppe ha lasciato il luogo non per fuggire, come precisato dai legali, ma per lo shock. Successivamente, si è presentato spontaneamente in Questura, accompagnato dall’avvocato Fabbozzo, e ha confessato davanti alla Squadra Mobile e al pm Ciro Capasso.
Durante l’udienza, Giuseppe ha espresso profondo rimorso. Ha ripetuto frasi come: “Che me ne importa del processo, non vedrò più mia sorella”, tra crisi di pianto che hanno interrotto i lavori.
Il Gip Maria Rosaria Aufieri si è riservato di decidere sulla misura cautelare. L’autopsia, a cui ha partecipato un consulente di parte, è in corso e fornirà dettagli sulla traiettoria del coltello e sulla forza dell’impatto.
In base alle fonti investigative, tra cui la procura e le testimonianze raccolte, le indagini continuano a valutare se si tratti di omicidio volontario o di un atto preterintenzionale. Gli sviluppi dipenderanno dai risultati dell’esame autoptico e dalle ulteriori verifiche.