Napoli gioca il suo futuro nel silenzio: la Cupa America e la nostra grande amarezza
Napoli è un amore immenso, ma a volte sembra di vivere un incubo. La mia città, il nostro tesoro, è messa a confronto con difficoltà che sembrano non finire mai. Oggi, mentre leggo notizie sull’America’s Cup, provo un mix di emozioni: speranza per un evento che potrebbe portare visibilità e sviluppo, ma anche una rabbia crescente per il modo in cui certe situazioni vengono gestite.
L’America’s Cup non è solo una competizione sportiva; è un’opportunità d’oro per rimettere Napoli al suo posto nel mondo, per far brillare il nostro mare e il nostro cielo. Ma come sempre, tra frenesia e sogni, ci si scontra con la dura realtà. I recenti accessi negati, i cantieri che rimangono fermi e la sensazione di una città in balia di decisioni che non la coinvolgono ci fanno sentire abbandonati.
I cittadini napoletani non sono solo spettatori. In tanti, tra i vicoli e le piazze affollate, si chiedono: “Perché non possiamo vivere appieno questa occasione?” La risposta è lunga e scomoda. Siamo il cuore pulsante di una città fantastica, eppure ogni giorno dobbiamo fare i conti con decisioni che ci escludono. Le polemiche su come l’evento viene organizzato, le questioni di sicurezza, gli ingorghi burocratici, tutto questo pesa come un macigno su di noi.
La società civile sembra non essere ascoltata. Interno 18 e la benedizione dell’unico vero bene di Napoli: i cittadini. Perché noi, che viviamo qui, siamo coloro che conoscono profondamente le potenzialità e le fragilità della nostra terra. Tra immagini stereotipate e frasi fatte, tanti di noi si sentono dimenticati, perfino da chi dovrebbe sostenerci. Creatività, cultura, unione. Napoli è tutto questo e di più!
Eppure, dai palazzi del potere non sentiamo la nostra voce. Molti napoletani provano indignazione e delusione quando vedono come la nostra città venga trattata. Ogni evento, ogni competizione, ogni iniziativa dovrebbe, per prima cosa, abbracciare i cittadini, fare di noi i primi protagonisti. È ora di guardare al di là delle apparenze e di capire che le decisioni che vengono prese hanno un impatto diretto sul nostro quotidiano.
In questa battaglia per il riconoscimento, la nostra dignità non è in discussione. Siamo io, sei tu, sono i nostri nonni e le generazioni future che vivono e amano Napoli ogni giorno. La sfida è a chi daremo la voce: a chi ci governa da lontano o a noi, che di questo posto conosciamo l’anima?
Chiudendo questo intervento, lascia un segno che deve risuonare forte: la verità di Napoli è nei suoi cittadini, nelle storie che custodiamo e nel nostro orgoglio. Non permetteremo che il nostro amore venga sminuito da chi non ha a cuore il nostro destino. L’America’s Cup può essere un’opportunità, ma solo se sarà costruita con noi, per noi. È ora di alzare la voce e di rivendicare il nostro posto nel mondo. Napoli non merita di essere trascurata. È tempo di agire!