Una giovane campana condannata per inganni crudeli ai danni degli anziani: come le truffe colpiscono il cuore delle comunità. #TruffeAnziani #GiustiziaInItalia
Immaginate una mattina piovosa a Genova, dove le strade acciottolate e i palazzi storici custodiscono storie di vita quotidiana, ma anche di vulnerabilità nascosta. Qui, tra le famiglie che si preparano al giorno, una sentenza del tribunale ha segnato un capitolo amaro: una 26enne originaria di Nocera Inferiore è stata condannata a cinque anni di reclusione per il suo ruolo in un’organizzazione criminale specializzata nel targeting degli anziani.
Il giudice Giorgio Morando, presiedendo il rito abbreviato, ha accolto le accuse della Procura, nonostante il sostituto procuratore Francesco Cardona Albini avesse richiesto una pena di quattro anni e quattro mesi. Questa decisione arriva dopo indagini che hanno ricostruito un pattern di inganni, dove telefonate false da una base in Campania creavano panico tra le vittime, inventando drammi familiari che richiedevano “denaro urgente” per risolvere emergenze immaginarie.
Per la giovane donna, le prove la collegano a quattro episodi nei dintorni di Genova, Castenedolo e Cremona, con due truffe specifically consumate nel capoluogo ligure tra marzo e aprile 2024. In questi casi, lei si presentava alle porte delle case come la segretaria di un legale, guadagnandosi la fiducia di persone anziane, spesso sole e fragili, per poi portare via contanti e beni preziosi. Uno degli episodi più toccanti ha visto la vittima perdere 300 euro in contanti, gioielli del valore di circa 20.000 euro e persino un bancomat, utilizzato successivamente per prelevare altri 7.200 euro – un colpo che ha lasciato ferite profonde, anche se la refurtiva non è mai stata recuperata.
Oltre al danno materiale, questo tipo di raggiri colpisce il tessuto sociale delle comunità, dove gli anziani rappresentano un pilastro di saggezza e memoria, esposti a un mondo che cambia troppo in fretta. La donna, già detenuta nel carcere di Salerno, ha seguito la sentenza in collegamento remoto, mentre un’altra imputata prosegue con un processo separato, evidenziando come queste reti criminali spesso coinvolgano più figure.
Infine, storie come questa ricordano quanto sia fragile il confine tra fiducia e inganno nelle nostre città, spingendoci a riflettere su come proteggere i più vulnerabili per rafforzare il senso di comunità che ci unisce.
