Gio. Gen 29th, 2026

Sole 365 sotto esame per stipendi i sindacati avviano azioni legali contro l’azienda dei supermercati

Sole 365 sotto esame per stipendi i sindacati avviano azioni legali contro l’azienda dei supermercati

Dietro le insegne luminose di “Sole 365” a Napoli, una lotta per i diritti che illumina ombre nascoste #Napoli #LavoroGdo

Immaginate di passeggiare per i corridoi luminosi di un supermercato dove il sole sembra splendere su ogni scaffale, ma dietro le quinte, nuvole di incertezza offuscano il sorriso dei dipendenti. A Napoli, la storia di AP Commerciale srl – il colosso dietro i marchi Sole 365 e La Speseria – è un perfetto esempio di come il successo aziendale possa celare realtà più complesse, toccando da vicino la vita quotidiana di migliaia di persone in Campania.

Da un lato, l’azienda ha vissuto una crescita impressionante, espandendosi fino a superare i 100 punti vendita e impiegando oltre 5.000 lavoratori, un’espansione che celebra la sua leadership nel settore della grande distribuzione. Eppure, proprio mentre il “Sole” brilla nei bilanci, i sindacati Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL hanno deciso di alzare la voce, notificando un atto di diffida che mette in discussione il trattamento dei dipendenti. È come se, in una regione dove il lavoro è sinonimo di stabilità familiare, questi negozi simbolo della spesa quotidiana stessero dimenticando chi li rende possibili.

Al cuore della vicenda c’è la rottura delle trattative iniziata lo scorso 20 gennaio, quando i sindacati hanno denunciato la mancata applicazione degli accordi firmati il 19 luglio 2022. I rappresentanti dei lavoratori parlano di una “palese disuguaglianza nei trattamenti normativi”, una frase che risuona come un campanello d’allarme per chi, giorno dopo giorno, affronta mansioni identiche senza ricevere lo stesso riconoscimento. Pensate ai giovani e alle donne, spesso le prime a subire queste discrepanze: loro, che bilanciano turni estenuanti con responsabilità crescenti, si trovano improvvisamente divisi in categorie invisibili, come se il valore del loro contributo dipendesse da un’etichetta arbitraria. Questo non è solo un problema aziendale, ma un segnale che riguarda l’intera comunità campana, dove il precariato può minacciare il tessuto sociale.

E ironico, se ci pensate, come l’azienda abbia chiuso il 2024 con un fatturato da record, superando il miliardo di euro e rafforzando la sua posizione nel mercato. Mentre i numeri celebrano un trionfo, i lavoratori raccontano una storia diversa, fatta di stipendi che non tengono il passo e di opportunità negate. I sindacati, del resto, non stanno esagerando: stanno semplicemente chiedendo equità, e questo contrasto tra prosperità e malcontento è un richiamo per tutti noi a riflettere su cosa significhi davvero il successo in un’economia locale.

Se la situazione dovesse sfociare in tribunale, le implicazioni economiche sarebbero notevoli – si parla di potenziali milioni di euro, calcolati su circa 2.500 dipendenti e differenze retributive di 60 euro pro capite per livello. I sindacati esigono un riscontro “chiaro, concreto e risolutivo” in tempi brevi, minacciando mobilitazioni e azioni legali per i diritti spettanti dal 1° luglio 2024. È un momento che potrebbe segnare una svolta, dove il dialogo diventa essenziale per evitare che questa vertenza si trasformi in un simbolo di divisioni più ampie.

Alla fine, la vera domanda è se un marchio che promette “spesa tranquilla” possa davvero brillare senza garantire pace ai suoi dipendenti: in Campania, dove ogni lavoro sostiene famiglie e comunità, questa storia ci ricorda che il sole non splende per tutti allo stesso modo.

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