Ven. Gen 16th, 2026

In Alvignano un imprenditore caseario trova giustizia attraverso l’assoluzione

In Alvignano un imprenditore caseario trova giustizia attraverso l’assoluzione

Un verdetto che porta sollievo in un piccolo borgo campano: l’imprenditore assolto da accuse pesanti. #Giustizia #Alvignano

Immaginate un tranquillo pomeriggio in un’aula del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dove l’aria è carica di tensione e le storie di una comunità rurale si intrecciano con le pieghe della legge. Qui, in un contesto urbano fatto di strade antiche e campi verdissimi, Antonino Ponticorvo, un imprenditore di 43 anni da Alvignano, ha visto la sua vita professionale nel settore lattiero-caseario ribaltata da un’accusa di ricettazione aggravata – ma alla fine, la verità è emersa, portando con sé un’onda di sollievo per lui e per il suo paese.

La recente assoluzione di Antonino Ponticorvo, imprenditore di Alvignano, segna un punto di svolta in una vicenda che ha scosso il settore lattiero-caseario locale, rivelando come le apparenze possano ingannare e sottolineando l’importanza di una difesa solida di fronte a accuse gravi.

Nella regione del Casertano, dove l’economia ruota attorno alla produzione di burro e formaggi, questa storia ha toccato il tessuto sociale di Alvignano, un borgo dove tutti si conoscono e le imprese familiari sono il cuore pulsante della vita quotidiana. Ponticorvo, difeso con maestria dagli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo, è stato dichiarato innocente dal giudice Carla Montanaro della Seconda Sezione, che ha accolto pienamente le prove a suo favore – un momento che, per molti, rappresenta non solo una vittoria personale, ma un promemoria su quanto le accuse infondate possano turbare un’intera comunità.

Tutto è iniziato circa tre anni fa, in un intreccio di eventi che ha coinvolto un furto eclatante: un autocarro carico di trenta bancali di cagliata, del valore superiore ai centomila euro, destinato a un’azienda casearia di Benevento e di proprietà di un imprenditore di Angri. Le indagini, condotte con meticolosità dalla squadra di polizia giudiziaria della Polizia Stradale di Napoli Fuorigrotta e coordinate dal sostituto procuratore Gionata Fiore, hanno seguito la pista attraverso tabulati Telepass e contatti telefonici sospetti, portando al sequestro della merce nelle celle frigorifere di un deposito legato alla famiglia Ponticorvo.

Ma nel vivo del dibattimento, è emersa una narrazione umana e commovente: Ponticorvo non era un complice, bensì una vittima inconsapevole di una truffa ordita dall’autista del mezzo e da altri individui ancora ignoti. Questa scoperta ha cambiato il corso della storia, evidenziando come, in un paesaggio di colline e produzioni tradizionali, le vite ordinarie possano essere travolte da malintesi che mettono in discussione la fiducia reciproca. È un richiamo gentile a riflettere su quanto il settore lattiero-caseario, pilastro dell’economia locale, sia vulnerabile a tali eventi, e su come una difesa accorta possa fare la differenza in un sistema giudiziario che, a volte, appare fin troppo complesso.

Alla fine, mentre il pubblico ministero aveva insistito per una condanna a due anni di reclusione e una multa di 800 euro, il tribunale ha optato per l’assoluzione totale, chiudendo un capitolo che ha lasciato un segno duraturo nella comunità di Alvignano. Questo verdetto non è solo una vittoria per Ponticorvo, ma un promemoria per tutti noi su come la giustizia, quando funziona, può restaurare la serenità in un territorio dove ogni storia è intrecciata con il destino di molti.

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