Omicidio a Torre Annunziata: vendetta per furto in casa del boss.

La morte di Alfonso Fontana, avvenuta a Torre Annunziata, potrebbe essere legata a un furto di diverse centinaia di migliaia di euro, avvenuto nell’abitazione di una parente di un membro di spicco della camorra napoletana. L’omicidio potrebbe aver avuto origine da un “sgarro” e dalla relativa punizione, che potrebbe essere degenerata in omicidio. Le indagini investigative stanno cercando di fare luce sull’agguato avvenuto lungo il centralissimo corso Umberto I il 7 febbraio.

Il giovane Fontana, residente a Castellammare di Stabia, era legato alla famiglia malavitosa “‘e Fasano” ed era il nipote di un ex killer. Sebbene non avesse un coinvolgimento diretto in dinamiche di criminalità organizzata, era già noto alle forze dell’ordine. L’omicidio è avvenuto di fronte a dei passanti che hanno assistito impotenti alla sparatoria, in cui il giovane è stato colpito e ucciso.

Le indagini sono state affidate ai carabinieri di Torre Annunziata, che stanno acquisendo le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Secondo l’ipotesi investigativa, l’omicidio potrebbe non essere stato pianificato con quel modus operandi troppo plateale. Si ipotizza che l’intenzione fosse quella di portare Fontana in un altro luogo e che gli spari siano partiti in risposta a un possibile tentativo di fuga.

Durante le indagini è emersa l’ipotesi legata al furto avvenuto pochi giorni prima nell’abitazione di una parente del boss. Fontana potrebbe essere stato ritenuto collegato a quell’episodio e attirato all’appuntamento che si è poi trasformato in una esecuzione. La pista del furto è al centro delle investigazioni per la ricostruzione della dinamica e del retroscena dell’omicidio.

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