Comunicazione clan: da Geolier a giovani influencer camorristi, cambia tutto

Marcello Ravveduto, docente universitario e studioso di comunicazione mafiosa, parla dell’evoluzione della comunicazione mafiosa, che sfrutta le potenzialità dei social network, e della simbologia ricorrente che ne fa parte. Inoltre, affronta il tema del “fenomeno Geolier” e delle accuse rivolte al cantante napoletano di inneggiare alla criminalità.

Il professor Ravveduto interpreta lo stile comunicativo di Geolier come parte di una narrazione che avviene nei quartieri di Napoli, riflettendo la realtà in cui i giovani vivono la vita di strada in modi diversi. La trap, genere musicale frequentato da giovani, permette di esplorare voci nuove e autentiche. La comunicazione delle mafie è cambiata negli ultimi 20 anni, con l’avvento dei social network che consentono ai camorristi di raccontare le loro vite come se fossero degli influencer.

Le mafie utilizzano i social network per costruire una nuova grammatica comunicativa che permette loro di promuovere la propria marca, ossia la mafia stessa. Il lusso diventa parte integrante di questa narrazione, normalizzando l’autorappresentazione dei mafiosi e conferendo loro legittimità. Nella comunicazione criminale si fa largo anche il gergo criminale, con simboli e emoji che rappresentano coraggio, fedeltà e fratellanza.

Al di là del lusso, la Sonrisa è diventata un emblema della ricchezza e del potere per molti camorristi, che vogliono mostrarsi come nobili dell’aristocrazia criminale. La Sonrisa e il Grand Hotel diventano luoghi simbolici in cui gli uomini di potere della mafia si incontrano per consolidare il loro prestigio e mostrare la loro influenza sociale.

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