A Caivano la lista nera dei pizzini: i clan si scambiavano i nomi dei paganti tra di loro

Le attività che pagavano il pizzo alla camorra a Caivano e nelle zone limitrofe venivano inserite in una “lista” che veniva conservata dal clan dominante e successivamente passata ai loro successori. Questo garantiva che gli imprenditori continuassero a pagare, indipendentemente dal gruppo criminale al potere, assicurando così un flusso costante di denaro. La “lista” è un elemento chiave nelle indagini che hanno portato all’arresto di 14 persone legate al clan guidato da Antonio Angelino, noto come “Tibiuccio”.

Oggi, 12 marzo, è stato eseguito un blitz a Caivano che ha portato all’arresto di 14 persone legate al clan Angelino. Tra i destinatari delle misure ci sono il boss stesso, già detenuto, e Raffaele Bervicato, uno dei suoi collaboratori più fidati. Tra gli arrestati c’è anche un agente della Polizia Municipale e suo figlio, accusati di aver aiutato Angelino durante la sua latitanza.

La “lista” degli imprenditori soggetti al racket a Caivano viene citata più volte nell’ordinanza di arresto. Si dice che una donna custodisse l’elenco, ed è l’unica degli indagati finita agli arresti domiciliari, mentre gli altri sono stati messi in carcere. Secondo i magistrati, la lista non includeva solo le vittime del clan Angelino, ma tutti gli imprenditori della zona che in passato avevano pagato il pizzo ad altre organizzazioni criminali. La lista veniva passata tra i diversi clan che si succedevano sul territorio, creando continuità e chiarezza sulla provenienza delle richieste estorsive.

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