Sab. Gen 24th, 2026

Indagine su voto di scambio nel Casertano: coinvolti un consigliere regionale e due sindaci

Indagine su voto di scambio nel Casertano: coinvolti un consigliere regionale e due sindaci

Nel cuore del Casertano, un banchetto di voti venduti per soldi e promesse: #VotoDiScambio nel sud Italia scuote la fiducia nella democrazia locale.

Immaginate una tranquilla mattina in un bar di Castel Volturno, dove un semplice incontro si trasforma in un intricato intreccio di potere e corruzione, rivelando quanto la politica possa allontanarsi dai valori che dovrebbe difendere. È proprio qui, nel cuore del Casertano, che un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere ha portato alla luce uno scandalo di voto di scambio politico-mafioso durante le elezioni comunali di giugno 2024, un episodio che non solo incrina la fiducia dei cittadini, ma fa eco alle sfide quotidiane delle comunità del Mezzogiorno.

Al centro di questa storia ci sono figure prominenti del centrodestra locale, come il consigliere regionale Giovanni Zannini, che si trova di nuovo sotto i riflettori per accuse di corruzione e altri illeciti, appena pochi giorni dopo una richiesta di arresto. Accanto a lui, il sindaco di Castel Volturno, Pasquale Marrandino – eletto proprio in quelle votazioni – e il sindaco di San Cipriano d’Aversa, Vincenzo Caterino, presidente di una società provinciale per i rifiuti. Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dal procuratore Pierpaolo Bruni e dai sostituti Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, hanno ricostruito incontri segreti e promesse audaci, mostrando come l’ambizione politica possa sfociare in pratiche che toccano la vita di tutti.

Pensate a quel fatidico 16 giugno 2024, poco prima del ballottaggio che ha visto Marrandino trionfare: in un hotel di Mondragone, la città natale di Zannini, i tre si sono incontrati con un imprenditore locale, Luca Pagano. In cambio del suo sostegno elettorale, gli sono state offerte opportunità allettanti, tra cui un appalto nei rifiuti dal Comune di Mondragone o da ditte legate allo schieramento di Zannini, il noleggio di un piazzale di 5mila metri quadrati per i mezzi della nettezza urbana e un incarico politico per la figlia Rosa, candidata nella lista “Castel Volturno Città”. Pagano ha rifiutato l’offerta per la figlia, ma la presenza di Caterino, in veste di presidente della società rifiuti, ha dato peso a quelle promesse, rendendo evidente quanto gli interessi economici siano intrecciati con la sfera politica.

Ma non si ferma qui: un altro capitolo di questa vicenda si sviluppa proprio nel bar di Castel Volturno, gestito da uno degli indagati. Qui, secondo gli inquirenti, si è consumato uno scambio diretto di denaro – banconote da 50 o 70 euro – insieme a santini elettorali e facsimile delle schede, finanziati da imprenditori e distribuiti da Marrandino e dal suo vicesindaco, Giulio Natale. Tra i destinatari, c’è chi ha ricevuto un suino privo di certificazione e la promessa di un posto di lavoro, come nel caso di Attilio Morrone, un gesto che, per quanto piccoli, simboleggia come la corruzione possa infiltrarsi nella vita quotidiana, promettendo soluzioni a chi è in difficoltà economica.

Non tutti, però, hanno ceduto: le indagini dei carabinieri evidenziano casi di rifiuto, un barlume di integrità in un contesto dove la tentazione è forte. Altri indagati includono il titolare del bar e vari elettori che hanno accettato il denaro per sostenere Marrandino, Natale e i loro alleati. Questa rete di influenze non fa che accentuare le ombre su Zannini e solleva, ancora una volta, interrogativi su un sistema elettorale nel Casertano segnato da intrecci tra politica, imprenditoria e gestione dei rifiuti – un problema che molti residenti sentono come una minaccia alla loro comunità.

Mentre nessuno degli indagati ha ancora commentato, questa inchiesta non è solo un capitolo giudiziario, ma un richiamo per tutti noi a riflettere su come proteggere la democrazia dalle sue fragilità, assicurando che le voci dei cittadini non vengano comprate, ma ascoltate.

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