Libertà riconquistata: Ilario Trojer esce dall’ombra di un’inchiesta su riciclaggio tra Napoli e Toscana. #CronacaItalia #Giustizia
Immaginate una mattina tranquilla a Napoli, dove il sole filtra tra i vicoli storici di Ponticelli, e per Ilario Trojer quella luce significa finalmente libertà. Coinvolto in una vasta indagine su riciclaggio e frodi fiscali che aveva collegato le vivaci strade della Campania a quelle industriose della Toscana, Trojer si è visto crollare il castello di accuse contro di lui, lasciando spazio a un sollievo palpabile per lui e la sua famiglia.
Il Tribunale del Riesame di Firenze ha recentemente ordinato la sua scarcerazione immediata, revocando gli arresti domiciliari che lo avevano tenuto isolato per otto mesi. È stata una decisione ponderata, che ha accolto le difese dell’avvocato Vincenzo Esposito, evidenziando come le prove a carico fossero insufficienti a sostenere le accuse. Riflettendo su questo, non posso fare a meno di notare come tali iter giudiziari, spesso labirintici, ricordino l’importanza di un esame rigoroso per proteggere l’individuo in un contesto urbano come quello napoletano, segnato da storie di clan e resilienza comunitaria.
Questa inchiesta, scoppiata nel maggio 2025, aveva portato alla luce un presunto network criminale che intrecciava affari illeciti tra le due regioni. Al centro c’era un meccanismo sofisticato di società “cartiere” – entità fittizie usate per mascherare operazioni – che, secondo le ricostruzioni, lavava denaro sporco con una redditività illecita stimata oltre il 30%. Erano coinvolti nomi pesanti, come Ciro Sermone, e figure legate al clan Sarno di Ponticelli, inclusi i fratelli Ciro, Pasquale e Vincenzo Sarno, oltre a Antonio Sarno, figlio del fondatore del clan ed ex boss pentito Ciro, detto “’o sindaco”. Il blitz della primavera scorsa, con i suoi arresti e sequestri, aveva scosso le comunità locali, ricordando come il traffico illecito di contanti da Prato a Napoli possa erodere il tessuto sociale, lasciando ferite che vanno oltre i numeri.
Nella trama di questa indagine, Trojer era accusato di far parte di un’associazione per delinquere, con ruoli che includevano l’emissione di fatture false e l’autoriciclaggio. Gli inquirenti dipingevano un ingranaggio ben oliato: Sermone e Sarno come reclutatori di queste società evanescenti, Franco Artrui come mediatore in Toscana, e Giuseppe Della Corte, noto come “Lupo”, come orchestratore di fondi neri. L’operazione aveva culminato in un sequestro preventivo di beni per circa un milione di euro, un colpo che aveva fatto eco nelle vie affollate di Napoli, dove il commercio legale e illegale spesso si sfiorano.
Ora, con Trojer tornato alla vita quotidiana senza più vincoli, il procedimento penale continua per gli altri coinvolti, ma questa svolta segna un momento di riflessione. Dimostra come, in un paesaggio giudiziario complesso, il doppio controllo della Corte di Cassazione – che aveva già annullato il provvedimento nel giugno 2025 per lacune evidenti – possa ridimensionare accuse pesanti, lasciando spazio a domande su come proteggere le comunità da simili reti senza ingiustizie individuali.