Una sentenza storica che spezza il giogo della camorra a Ponticelli: giustizia per un quartiere ferito #Napoli #Camorra #Antimafia
Immaginate un quartiere di Napoli Est, Ponticelli, dove le strade strette e le case popolari un tempo risuonavano di risate infantili, ma che per anni sono state avvolte dall’ombra di un potere invisibile e opprimente. Ieri, in un’aula del Tribunale di Napoli, il giudice ha scritto la fine di un capitolo buio, condannando 27 membri del superclan De Luca Bossa–Minichini–Casella–Reale a quasi tre secoli di carcere cumulativi, segnando un momento di respiro per una comunità stremata da intimidazioni e violenze.
Questo verdetto non è solo un colpo al cuore di un’organizzazione criminale ramificata, radicata nel traffico di droga e nelle estorsioni, ma rappresenta il culmine di un’inchiesta condotta con meticolosità dalla Direzione distrettuale antimafia. Tutto è iniziato da un pestaggio brutale nel giugno 2020, che ha squarciato il velo di silenzio imposto sui residenti: un atto di violenza che ha svelato un sistema mafioso capillare, dove pusher e ras di zona controllavano piazze come De Gasperi, Comunale Miranda e Cozzolino, trasformando il quartiere in un’oasi di paura e profitti illeciti. Ponticelli, con le sue famiglie che lottavano per una vita dignitosa, si è ritrovata ostaggio di un clan che esigeva “quote” per gli alloggi popolari, lasciando madri e bambini in balia di minacce e sfratti forzati – una realtà che ricorda come il crimine non sia solo un affare di numeri, ma di vite spezzate.
Il blitz dello scorso anno, con 31 misure cautelarie su 55 indagati, ha finalmente smantellato la struttura del cartello, esponendo ruoli precisi: dai vertici come Giuseppe ed Emanuel De Luca Bossa, a figure come Michele Minichini e sua sorella Martina, fino a Gabriella Onesto, che gestiva una base operativa nel cuore del quartiere. È un ritratto umano di una macchina criminale, dove ogni ingranaggio contribuiva a un ciclo di sopraffazione che ha avvelenato il tessuto sociale di Ponticelli. In momenti come questi, non possiamo fare a meno di riflettere su come la camorra non sia solo un problema giudiziario, ma una ferita aperta per chi vive in questi contesti, privi di alternative.
Il caso della pentita: una svolta tardiva ma significativa
Trait d’union tra il mondo criminale e la giustizia è la storia di Luisa De Stefano, soprannominata “’a pazzignana”, che appena due settimane fa ha scelto di collaborare con le autorità. Nonostante la sua collaborazione tardiva, ma ritenuta non sufficiente a evitare una pena pesantissima, è stata condannata a 19 anni di reclusione per il suo ruolo di basista in omicidi e altri reati. Questa decisione del giudice sottolinea come, anche di fronte al pentimento, le conseguenze del male inflitto alla comunità rimangano inesorabili, offrendo però una finestra di speranza: ogni testimonianza può essere un passo verso la ricostruzione di un quartiere che merita di più.
Gli imputati, tra cui nomi come Giuseppe Righetto detto “Peppe ’o blob” e Maria D’Amico, sorella della boss Nunzia, sono stati dichiarati colpevoli di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione illecita di droga e altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso. Il quadro complessivo delle condanne è impressionante: 27 persone che dovranno rispondere di azioni che hanno terrorizzato Ponticelli, con pene che sommano a circa 295 anni di carcere, confermando l’esistenza di un superclan unito e dominante.
- Luisa De Stefano – 19 anni
- Alfredo Minichini – 15 anni
- Gennaro Aprea – 15 anni
- Luigi Austero – 14 anni e 6 mesi
- Francesco Audino – 14 anni e 4 mesi
- Umberto De Luca Bossa – 13 anni
- Roberto Boccardi – 13 anni
- Giuseppe Casella – 12 anni e 6 mesi
- Eduardo Casella – 12 anni
- Giuseppe De Luca Bossa – 11 anni
- Antonio Acanfora – 11 anni e 4 mesi
- Emanuel De Luca Bossa – 10 anni
- Giovanni De Turris – 10 anni e 2 mesi
- Giulio Ceglie – 10 anni
- Gabriella Onesto – 10 anni e 8 mesi
- Vincenzo Barbato – 9 anni e 6 mesi
- Luigi Crisai – 9 anni e 6 mesi
- Domenico Amitrano – 9 anni e 8 mesi
- Giuseppe Damiano – 9 anni e 4 mesi
- Domenico Gianniello – 9 anni e 4 mesi
- Luigi Aulisio – 8 anni e 8 mesi
- Vincenzo Casella – 8 anni e 8 mesi
- Ciro Imperatrice – 8 anni e 8 mesi
- Nicola Aulisio – 8 anni e 6 mesi
- Anna De Luca Bossa – 8 anni
- Giovanni Esposito – 8 anni
- Tommaso Schisa – 8 anni
- Francesco Clienti – 7 anni e 6 mesi
- Nicola Onorio – 7 anni e 6 mesi
- Ciro Ricci – 7 anni e 6 mesi
- Ciro Esposito – 5 anni
- Vincenza De Stefano – 2 anni
- Mariarca Gala – 1 anno e 4 mesi
- Martina Minichini – 1 anno e 4 mesi
- Pasquale Damiano – 6 anni e 2 mesi
Alla fine di questa vicenda, mentre Ponticelli inizia a intravedere la possibilità di un futuro più sereno, ci si domanda se questa sentenza non sia solo un traguardo giudiziario, ma l’inizio di un vero cambiamento per le comunità colpite dalla camorra – un segnale che la giustizia, sebbene lenta, può restituire dignità a chi ha vissuto nell’ombra.
