A Torre Annunziata, i segreti dei pontili di Castellammare si svelano in aula: un processo che intreccia mare, lavoro e accuse #GiustiziaSulMare #CronacaLocale
Immaginate un’aula di tribunale affollata, dove l’aria è densa di tensione e il mormorio della città costiera filtra dalle finestre, portando echi del mare di Castellammare di Stabia. Qui, al Tribunale di Torre Annunziata, prosegue il processo contro la famiglia Fontana, nota come i Fasano dell’acqua della Madonna, una definizione che evoca storie di radici profonde in una comunità legata al litorale.
Questa mattina, di fronte al collegio giudicante, una persona offesa ha preso la parola, offrendo un racconto vivido e personale che ha illuminato le dinamiche quotidiane sui pontili. Con parole misurate, eppure cariche di dettagli, ha descritto la presenza costante dei fratelli Fontana: non solo come operatori indipendenti, ma anche come collaboratori fidati dei titolari, grazie a competenze affinate negli anni e a una familiarità con il lavoro marinaro. È una testimonianza che, tra le mura di un’aula anonima, porta alla luce il volto umano di un’attività essenziale per l’economia locale, dove il mare non è solo un paesaggio, ma un tessuto sociale intriso di tradizioni e sfide.
Proprio questo elemento ha catturato l’attenzione della difesa, che vede in esso un’opportunità per ridisegnare la narrazione. L’avvocato Olga Coda, impegnata a rappresentare Francesco Fontana, soprannominato “il Chicco”, ha sottolineato come il resoconto – nonostante le esitazioni della testimone, legate forse al timore di ripercussioni lavorative – delinei un quadro più sfumato. Gli imputati, secondo questa prospettiva, avrebbero svolto ruoli specializzati nella gestione delle imbarcazioni, ricevendo un compenso regolare; un fatto che, per la difesa, stride con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso avanzata dalla Dda di Napoli, e che invita a riflettere sul confine sottile tra routine quotidiana e presunte illegalità in un contesto urbano segnato da storie complesse.
Ora, mentre il processo viene aggiornato all’udienza successiva, l’attesa cresce per le deposizioni dei collaboratori di giustizia, figure che potrebbero ribaltare le carte in tavola e approfondire i legami nella comunità stabiese. In una città come Castellammare, dove il mare unisce e divide, queste storie non sono solo cronaca, ma un specchio delle tensioni che influenzano la vita di tutti, ricordandoci quanto le dinamiche locali possano incidere sul senso di sicurezza e giustizia collettiva.
