Allarme a Napoli: i fuocarazzi trasformano la festa di Sant’Antonio in una sfida di illegalità, tra tradizioni perdute e minacce urbane #Napoli #SantAntonio
Immaginate le strade di Napoli all’alba della festa di Sant’Antonio Abate, dove un tempo i fuocarazzi accendevano un’atmosfera di devozione e comunità, ma ora raccontano una storia diversa, più ombrosa. Qui, nei vicoli vivaci e affollati, si respira una tensione palpabile, mentre la tradizione scivola verso l’illegalità, alimentata da gruppi che ne hanno fatto uno strumento di controllo e potere.
Nelle aree più vibranti della città, come i Quartieri Spagnoli, la Torretta, la Sanità e il Cavone di piazza Dante, le forze dell’ordine si muovono con cautela, sorvegliando cumuli di legna e materiali che potrebbero divampare da un momento all’altro. È un rituale che ha perso il suo cuore religioso, trasformandosi in qualcosa di più pericoloso, come una sveglia brusca per la comunità, che si trova a dover bilanciare il folklore con la sicurezza quotidiana.
Il deputato Francesco Emilio Borrelli esprime una denuncia chiara e appassionata: Quello a cui assistiamo da tempo non ha più nulla a che vedere con la religione o il folklore. Questi roghi sono diventati uno sfogo per gruppi criminali, una vera e propria scuola di formazione per ragazzi che vengono avviati alla camorra. Il cippo non è più un rito: è un simbolo di potere e una sfida aperta allo Stato. Parole che risuonano come un appello dal cuore della città, evidenziando come questi falò non siano solo fuochi, ma segnali di un problema più profondo che coinvolge i giovani e le famiglie.
Borrelli non si limita a criticare; invita i cittadini a diventare parte attiva, segnalando tempestivamente roghi o accumuli attraverso il numero WhatsApp 366 266 2829. È un richiamo semplice e umano: La collaborazione dei residenti è fondamentale per consentire sequestri preventivi e interventi tempestivi prima che il fuoco venga appiccato. In un quartiere dove ogni vicolo racconta una storia, questa partecipazione può fare la differenza, trasformando i passanti in custodi della propria terra.
Ancora più inquietante è l’aspetto digitale di questa deriva, con baby gang che si sfidano online per il falò più imponente, in un’escalation che minaccia non solo la sicurezza ma anche la salute pubblica. Siamo davanti a una deriva inquietante: baby gang che si sfidano online a chi realizza il falò più grande, in un’escalation di illegalità che mette a rischio la sicurezza dei cittadini e la salute pubblica. La camorra ha sequestrato i culti religiosi per attirare i giovani: è necessario fermare questo scempio e restituire i simboli della nostra terra alla legalità e alla vera devozione. È una riflessione che invita a pensare al futuro, a come proteggere le radici culturali senza cedere al caos.
In fondo, questa storia di Napoli è un promemoria per tutti: le tradizioni possono evolversi, ma devono rimanere ancorate alla comunità, non diventare preda di ombre più grandi, lasciando spazio a un dialogo aperto tra istituzioni e cittadini per salvaguardare ciò che rende unica questa città.
