Quando parcheggiare diventa un incubo: il racket abusivo invade le strade provinciali, minando la nostra sicurezza quotidiana. #legalità #sicurezzastradale #campania
Immaginate di arrivare in una tranquilla cittadina di provincia, pronti a sbrigare una semplice commissione, e improvvisamente vi ritrovate intrappolati in una rete invisibile di pressione e paura. È questo il volto quotidiano dei parcheggiatori abusivi, un problema che ha superato i confini dell’emergenza per diventare una costante minaccia all’ordine pubblico, soprattutto nelle aree periferiche dove la vita scorre con un ritmo più lento e familiare.
In questi contesti urbani, dove le strade sono un misto di vita quotidiana e spazi condivisi, il fenomeno non si limita a episodi isolati: si tratta di una vera e propria organizzazione che estorce denaro attraverso intimidazioni e aggressioni, rendendo il parcheggio un “diritto” a pagamento coatto. Questo meccanismo evoca tristemente i modelli della criminalità radicata, con bande che controllano il territorio come sentinelle ombra, imponendo una tassa illegale che ricorda le vecchie logiche mafiose, ma su scala locale.
La scena a Vairano Patenora: una giornata che vira nel disagio
Pensate a una mattina qualunque nel Casertano, con il sole che illumina gli uffici pubblici come l’Inps di Vairano Patenora. Era il 12 gennaio quando una donna, semplicemente alla ricerca di un posto per la sua auto, si è trovata di fronte a un parcheggiatore abusivo che esigeva il pagamento. Al suo rifiuto, sono arrivati insulti e minacce, trasformando un gesto ordinario in un momento di tensione palpabile. Ha chiamato le forze dell’ordine, ma, come spesso accade, nessuno è intervenuto tempestivamente, lasciandola sola ad affrontare l’aggressore in mezzo alla strada. Questa storia non è solo un fatto di cronaca: è un riflesso dell’insicurezza che serpeggia nelle comunità, dove i cittadini si sentono esposti e vulnerabili di fronte a un’illegalità che opera apertamente.
Sul caso si è espresso con forza il deputato Francesco Emilio Borrelli, da tempo in prima linea contro questo flagello. Egli ha dichiarato: “Siamo di fronte a un cancro che si sta estendendo in tutto il Paese e che ha ormai superato i confini di Napoli. A Vairano Patenora abbiamo visto l’ennesimo schiaffo alla legalità: delinquenti che, con metodi criminali, sottomettono cittadini inermi. È inaccettabile che una donna venga minacciata davanti a un ufficio pubblico e resti senza assistenza”. Le sue parole catturano l’essenza di un problema che colpisce al cuore la fiducia nella società, evidenziando come tali episodi non siano mera disorganizzazione, ma un attacco alla quotidianità delle persone.
Borrelli non si ferma qui, puntando il dito su un vuoto normativo che alimenta l’impunità. Come osserva: “Abbiamo presentato una proposta di legge per introdurre il reato penale di parcheggiatore abusivo, superando l’inefficacia delle semplici sanzioni amministrative. La maggioranza l’ha bocciata. Chi governa oggi si assume la responsabilità di lasciare le strade in mano alla criminalità”. È una critica che invita a riflettere: le multe, spesso ignorate, non bastano a scoraggiare questi “esattori di strada”, lasciando spazio a un ciclo di illegalità che si rafforza nel tempo. E nel suo intervento conclusivo, aggiunge: “Serve una legge severa e immediata. Chi estorce denaro con minacce deve finire in galera, non cavarsela con un verbale che resterà lettera morta”, un richiamo equilibrato a un’azione più decisa, che risuona come una voce per chi vive queste realtà.
Mentre il dibattito continua, è impossibile non notare come questo racket si stia diffondendo dai centri urbani alle province, erodendo il tessuto sociale dove la comunità dovrebbe sentirsi più protetta. Episodi come quello di Vairano Patenora ricordano quanto sia fragile l’equilibrio tra ordine e caos, e quanto le storie individuali riflettano un problema più ampio che riguarda tutti noi.
