Gio. Gen 15th, 2026

Mentre il Garante della Privacy indaga sui dati, i suoi vertici sono sotto esame per corruzione e peculato

Mentre il Garante della Privacy indaga sui dati, i suoi vertici sono sotto esame per corruzione e peculato

Perquisizioni al Garante della Privacy: un’indagine che scuote Roma e l’integrità pubblica #GarantePrivacy #TrasparenzaIstituzionale

Immaginate la quiete mattutina di Roma interrotta dall’arrivo discreto ma determinato della Guardia di Finanza, mentre si varca la soglia della sede del Garante per la Protezione dei Dati Personali. È qui, in un contesto urbano dove le istituzioni vegliano sulla privacy di milioni di cittadini, che un’indagine della Procura di Roma sta gettando luce su accuse gravi: corruzione e peculato, attribuite ai vertici dell’Autorità, inclusi tutti i membri del Collegio e il suo presidente.

Le perquisizioni, documentate in un decreto di 16 pagine, rivelano un quadro preoccupante per la comunità che si affida a queste figure per la tutela dei dati personali. Si ipotizza che, “in quanto membri del Collegio e avendo in ragione del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico”, questi funzionari abbiano deviato fondi pubblici attraverso rimborsi per spese non correlate al loro ruolo, in un periodo che si protrae fino a dicembre 2025. È un colpo al cuore della fiducia pubblica, in un’era dove la trasparenza è essenziale per il tessuto sociale italiano.

Al comando dell’inchiesta c’è il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, esperto in reati contro la pubblica amministrazione, che sta esaminando ogni dettaglio. Tra le irregolarità emerse, spicca l’uso scorretto delle auto di servizio, destinate solo a esigenze istituzionali. Un membro del Collegio, Agostino Ghiglia, avrebbe utilizzato il veicolo con autista per recarsi in un partito politico per motivi personali, mentre tutti i vertici sembrano averlo impiegato per spostamenti quotidiani come casa-lavoro – un abuso che fa riflettere sull’equilibrio tra privilegi e responsabilità.

Ma è l’accusa di corruzione a innescare le maggiori preoccupazioni, riflettendo l’impatto su una società sempre più digitale. La Procura sostiene che il Garante non abbia imposto sanzioni significative a Ita Airways per irregolarità nel trattamento dei dati, ricevendo in cambio tessere “Volare” in classe executive, del valore di circa 6 mila euro ciascuna. Questo quadro include anche un potenziale conflitto di interessi, legato a un legale della compagnia connesso a un membro del Collegio, un dettaglio che solleva domande naturali sulla purezza delle decisioni istituzionali.

Nel frattempo, gli inquirenti stanno analizzando l’aumento vertiginoso delle spese di rappresentanza e gestione: da poco più di 20 mila euro nel 2021 a circa 400 mila euro nel 2024, dopo un innalzamento del tetto deciso dal Collegio stesso nel 2020. Queste perquisizioni, mirate ad acquisire documenti, dispositivi e dati contabili, sottolineano come tali indagini non siano solo procedurali, ma un richiamo alla vigilanza collettiva su chi gestisce risorse pubbliche.

In questa fase preliminare, mentre le prove vengono raccolte con meticolosità, la presunzione di innocenza rimane un pilastro fondamentale. Eppure, storie come questa invitano tutti noi a riflettere sul delicato equilibrio tra potere e accountability, ricordandoci che ogni deviazione può incrinare la fiducia nel sistema che ci protegge.

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