Tre anni dopo la tragica notte di tempesta, la comunità di Vico Equense attende risposte in tribunale per la morte del pescatore Ugo Manganaro #GiustiziaPerUgo #TorreAnnunziata
Immaginate una notte di novembre del 2022, quando il vento ululava e la pioggia scrosciava violenta lungo la costa campana: proprio in quel caos, un pescatore di 34 anni, Ugo Manganaro, si era avventurato sulla riva di Vico Equense per proteggere le sue reti da un nubifragio improvviso. Quel gesto quotidiano, intriso di dedizione al suo lavoro e al mare che amava, si è trasformato in una tragedia irreversibile, segnando per sempre la sua famiglia e la comunità locale. Oggi, a tre anni di distanza, l’aula del Tribunale di Torre Annunziata ha accolto l’udienza preliminare contro sei persone — due imprenditori e quattro funzionari Enel — accusate di omicidio colposo in cooperazione, un’accusa che riecheggia le ombre di negligenze passate.
La ricostruzione degli eventi, portata avanti dai pubblici ministeri, dipinge un quadro di routine ignorata: un filo elettrico scoperto in una cabina non adeguatamente manutenuta avrebbe rilasciato la scarica fatale che ha strappato la vita a Ugo. È un promemoria, in questo contesto urbano dove il mare si intreccia con la vita quotidiana, di come le infrastrutture possano diventare insidie silenziose per chi vive di lavoro manuale. Le indagini hanno evidenziato presunte omissioni e irregolarità nella gestione dei guasti, alimentando un senso di ingiustizia che aleggia sulla comunità, dove storie come questa ricordano quanto sia fragile l’equilibrio tra progresso e sicurezza.
Fuori dal tribunale, l’atmosfera era carica di emozione contenuta: amici e parenti si erano radunati in un sit-in silenzioso, un piccolo atto di solidarietà che simboleggiava il dolore collettivo. Al centro di tutto, Mariangela De Simone, la madre di Ugo, ha condiviso il suo appello con voce tremante, “Chiediamo giustizia per Ugo. Mio figlio è morto per un filo elettrico non controllato. Chi amministra il territorio deve garantire sicurezza e responsabilità”. Parole che risuonano come un’eco per tutti coloro che dipendono da un territorio spesso trascurato, invitando a riflettere su quanto la negligenza possa spezzare vite ordinarie.
La famiglia Manganaro, ora parte civile nel processo, è supportata dall’avvocato Enrica Visconti, che ha espresso una determinazione misurata di fronte a questo capitolo legale. L’obiettivo è chiaro: accertare le responsabilità individuali per le presunte carenze nella manutenzione, in un cammino che potrebbe rivelare lezioni importanti per la comunità. Come ha dichiarato il legale, “Siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura, ma ci prepariamo a una lunga battaglia giudiziaria”. È una prospettiva che unisce speranza e realismo, sottolineando come queste storie non siano solo casi isolati, ma appelli a un maggiore impegno per la sicurezza territoriale.
Ora, mentre il giudice per l’udienza preliminare valuta se gli elementi raccolti siano sufficienti per procedere al processo, l’intera comunità di Vico Equense trattiene il fiato, sperando che questa vicenda porti non solo giustizia, ma anche un cambiamento duraturo per chi vive e lavora in questi luoghi esposti.
