Mer. Gen 14th, 2026

A Nola emerge la rete nascosta della banda che ricicla beni rubati, tutelando la comunità locale

A Nola emerge la rete nascosta della banda che ricicla beni rubati, tutelando la comunità locale

A Nola, l’ombra dei furti d’auto nei parcheggi degli ospedali finalmente spezzata: otto persone arrestate per estorsioni e racket. #Nola #Giustizia #ComunitàSicura

Immaginate di arrivare di corsa in un ospedale affollato di Nola, con la mente già oppressa dalle preoccupazioni per un familiare malato, solo per scoprire che la vostra auto è scomparsa dal parcheggio. È questo il dramma quotidiano che ha tormentato molte famiglie nella zona, trasformando luoghi di cura in terreni di caccia per una banda criminale ben organizzata. Ora, dopo mesi di indagini serrate coordinate dalla Procura di Nola e portate avanti dai carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, quel capitolo buio si è chiuso con l’arresto di otto individui, svelando un meccanismo crudele che ha colpito proprio chi era più vulnerabile.

La storia inizia in un febbraio del 2024, quando la denuncia di una vittima ha dato il via a un’inchiesta meticolosa. Gli investigatori hanno ricostruito una rete di almeno 56 furti di autovetture, con i ladri che puntavano sistematicamente sui parcheggi degli ospedali e delle cliniche locali. Qui, tra l’affanno di pazienti e familiari, questi criminali trovavano terreno fertile, sfruttando la fragilità di chi era già provato dalla vita. In sei casi, hanno attivato la pratica del cosiddetto “cavallo di ritorno”, chiedendo denaro ai proprietari per la restituzione dell’auto. Solo in tre episodi, le vittime hanno ceduto al ricatto, pagando un prezzo non solo economico, ma anche emotivo.

Man mano che l’indagine procedeva, i carabinieri hanno compiuto quattro arresti in flagranza di reato, sequestrando sette veicoli già “riciclati” con targhe clonate. Ma non si trattava solo di furti isolati: dietro c’erano officine meccaniche compiacenti, dove le auto non recuperate venivano smontate e i pezzi rivenduti attraverso canali illegali, spesso finendo nelle mani di persone ignare. Questo commercio oscuro si estendeva fino a Ottaviano, colpendo non solo automobilisti occasionali, ma anche pazienti costretti a lunghi soggiorni in strutture sanitarie, un dettaglio che sottolinea quanto questi reati vadano oltre il mero danno materiale, erodendo il senso di sicurezza in una comunità già provata dalle sfide urbane.

Tra gli arrestati, quattro sono finiti in carcere: Gennaro Corvino, 43 anni, di Castello di Cisterna; Agostino Galasso, 44 anni, di Marigliano; Angelo Pio Esposito, 23 anni, originario di San Giuseppe Vesuviano e residente a Mugnano del Cardinale; e Francesco Grassi, 33 anni, di Marigliano. Altri quattro sono stati posti ai domiciliari: Michele La Gala, 36 anni, di Nola; Nunzio Boccia, 59 anni, di Striano; Giosuè Esposito, 50 anni, di Brusciano; e Stanislao Emolo, 30 anni, di Marigliano. Per una nona persona, la richiesta di misura cautelare è stata respinta, un promemoria che il sistema giudiziario continua a navigare tra certezze e incertezze. Tutti gli indagati, per cui vale la presunzione di innocenza, sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a furti e estorsioni – un’accusa che dipinge un quadro di criminalità organizzata, già nota alle forze dell’ordine.

Riflettendo su questa operazione, è impossibile non considerare come episodi del genere rivelino le fragilità del tessuto sociale in aree come Nola, dove la vicinanza tra vita quotidiana e attività illecite può minacciare la fiducia nella comunità. È un segnale che, mentre le autorità continuano a vigilare, tutti noi siamo chiamati a proteggere gli spazi condivisi, per rendere le nostre città un po’ più sicure e solidali.

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