Mer. Gen 14th, 2026

Ingv esamina i Campi Flegrei e rassicura: con le condizioni attuali, nessuna base per un’eruzione

Ingv esamina i Campi Flegrei e rassicura: con le condizioni attuali, nessuna base per un’eruzione

I Campi Flegrei respirano piano: uno studio esclude un’eruzione imminente, offrendo sollievo alle comunità del Sud Italia #CampiFlegrei #Vulcanologia

Immaginate una vasta caldera che si estende sotto la terra fertile e vivace della Campania, un luogo dove il suolo si solleva piano, ricordando ai residenti che vivono lì, tra le strade affollate di Pozzuoli e le acque del Golfo di Napoli, che la natura ha un suo ritmo imprevedibile. Proprio in questo contesto, dove la vita quotidiana si intreccia con un’eredità vulcanica millenaria, un team di ricercatori ha indagato sulle condizioni attuali dei Campi Flegrei, giungendo alla rassicurante conclusione che un’eruzione non è attualmente possibile.

Lo studio, condotto da esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dell’Università di Ginevra, è stato pubblicato sulla rivista Communications Earth and Environment del gruppo Nature. I scienziati hanno esaminato 75 anni di attività, focalizzandosi su fenomeni come il bradisismo – quel lento alzarsi del terreno che ha preoccupato la zona fin dagli anni Cinquanta. Partendo da uno scenario prudente, «Si è scelto di partire da questa ipotesi perché è la più prudente per la popolazione dell’area flegrea e consente di delineare un possibile scenario evolutivo», come spiega un ricercatore coinvolto, hanno ricostruito come le intrusioni di magma a circa 4 chilometri di profondità alimentino questi movimenti, ma senza raggiungere livelli di pericolosità immediata.

Attraverso modelli termici e petrologici, il team ha svelato come fattori come il volume limitato del serbatoio magmatico e la deformazione della crosta circostante agiscano da freno naturale. «Il ridotto volume del serbatoio magmatico e la deformazione viscosa della crosta circostante rappresentano un freno alla risalita del magma», sottolinea un professore dell’Università di Ginevra, evidenziando che, anche se la pressione potesse fratturare la roccia, il magma perderebbe rapidamente energia prima di arrivare in superficie. Questo quadro porta una moderata tranquillità alle famiglie che abitano qui, dove il mercato locale e le spiagge affollate continuano a pulsare nonostante l’ombra costante del vulcano, ricordandoci quanto la scienza possa offrire un’ancora in un contesto così incerto.

Se l’attuale sollevamento del suolo persistesse per decenni, forse la situazione potrebbe evolversi, avvicinandosi alle condizioni dell’ultima eruzione nel 1538, ma gli autori ammettono che si tratta di scenari complessi. «Attribuire il bradisismo degli ultimi 75 anni esclusivamente alla risalita di magma profondo e ai fluidi da esso rilasciati è una possibilità, ma resta complessa da dimostrare», nota un ricercatore, riflettendo su quanto il dibattito scientifico rimanga aperto. E mentre fratture nella crosta sono state osservate, «Le condizioni attuali non sono compatibili con un evento eruttivo», aggiungono altri esperti, sottolineando che il vero valore sta nel monitoraggio continuo, che unisce dati geofisici e geochimici per proteggere chi chiama questa terra casa.

Alla fine, questo studio non solo delinea un presente più stabile, ma invita a riflettere su come la convivenza con i rischi naturali sia parte integrante della vita nelle aree vulcaniche, dove ogni scoperta scientifica rafforza il legame tra comunità e ricerca, offrendo un barlume di speranza in un paesaggio perennemente dinamico.

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