Cronaca
Attentato a Cappellari: è guerra silenziosa contro la libertà di stampa a Napoli?
Un attentato contro un giornalista. Questa frase, in una società civile, dovrebbe far sobbalzare qualsiasi cittadino. Eppure, a Napoli, sembra diventata una triste normalità. Adriano Cappellari, noto per la sua incessante lotta contro il malaffare, ha subito un attacco alla sua abitazione, proprio dopo aver espresso solidarietà al sacerdote don Patriciello, figura simbolo della lotta contro la camorra e per la legalità. Una coincidenza inquietante, che allude a un clima di terrore silenzioso che avvolge la nostra città. Ma cosa stiamo aspettando a denunciare?
Secondo quanto riportato da Napolitoday, l’attentato ha avuto luogo a Caivano, un’area già fortemente colpita da episodi di violenza e degrado. Questo gesto è un chiaro messaggio: chi osa alzare la voce contro il potere ombra di chi sfrutta l’ingiustizia per prosperare, rischia grosso. Ma non è solo Cappellari a essere nel mirino: è la libertà di informare e di esprimere un’opinione scomoda che viene minacciata ogni giorno.
La situazione di grosso rischio e tensione è accentuata dalle denunce per violenza e intimidazioni a cui i cronisti devono far fronte, essendo parte integrale del sistema di sorveglianza sociale di una comunità. Non possiamo più permettere che i giornalisti diventino bersagli: diventa urgente un dibattito serio su sicurezza e libertà di espressione. Il potere della penna non deve mai essere messo a tacere. L’incapacità delle istituzioni di proteggere chi svolge un lavoro così essenziale implica che l’assalto alla libertà di stampa viene tollerato.
Chiediamoci: fin quando continueremo a voltare lo sguardo su una situazione che, se trascurata, avrà conseguenze disastrose per la democrazia? Ci sarà un punto di non ritorno, o inizieremo finalmente a unire le forze per difendere il diritto di speak up e l’integrità di coloro che, come Cappellari, hanno la giusta causa nella loro mira?
