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Emozione e mistero a Punta Campanella: una foca monaca e il giallo delle fototrappole!
A Punta Campanella, si respira un’aria di rinascita e di tensione. A poco più di un anno dal primo avvistamento di una foca monaca nelle acque campane, le istituzioni scientifiche intensificano la loro vigilanza su questo raro mammifero marino. L’ISPRA e l’Area Marina Protetta hanno avviato un monitoraggio avanzato per seguire da vicino la presenza di questa specie, ritenuta a rischio critico.
Tre videocamere fototrappola sono state installate in grotte costiere tra la penisola sorrentina e la costiera amalfitana. Questo stratagemma tecnologico offrirà uno sguardo diretto sulle abitudini della foca monaca, permettendo di documentare ogni movimento sull’azzurra superficie del mare. “Vogliamo capire come vive, come si muove”, affermano i ricercatori.
Ma non è tutto. Nuovi campionamenti di acqua marina e organismi filtratori verranno analizzati attraverso il DNA ambientale. Questa innovativa tecnica offre un modo raffinato di identificare le specie marine tramite le tracce genetiche che esse lasciano, una vera rivoluzione nel monitoraggio della biodiversità. “È una svolta”, aggiungono gli scienziati.
Dal momento in cui una foca monaca fu avvistata la prima volta nel 2025 a Massa Lubrense, circa 30 segnalazioni hanno animato le acque della penisola, attirando l’attenzione su un fenomeno dal valore ecologico straordinario. Questa zona è parte del sito europeo Natura 2000, un’area di conservazione che racchiude un patrimonio naturale unico.
Pierluigi Capone, direttore dell’AMP Punta Campanella, lancia un appello accorato a chi frequenta il mare. “Chiediamo a pescatori, diportisti e sub di prestare la massima attenzione in caso di avvistamenti”, raccomanda. È un invito pressante, a tenere alta la guardia per proteggere questa specie ormai simbolo di speranza per la biodiversità.
Ma il futuro della foca monaca a Napoli è ancora incerto. Come reagiranno i cittadini e i turisti di fronte a questa meraviglia che riemerge? Sarà sufficiente un monitoraggio per salvaguardare un ecosistema in pericolo, oppure serve un cambio di mentalità collettivo? Le domande rimangono aperte, e spetta a tutti noi trovare risposte.
