Editoriale
Napoli, paura nei vicoli del Cavone: lo spaccio si muove in trenta minuti!
Napoli – Non c’è tregua nei vicoli del Cavone, dove il telefono di Salvatore Casertano squilla incessantemente come un allarme. Non è, però, la telefonata di un cliente qualsiasi. Dall’altro capo del filo, un’umanità composta da acquirenti abituali, professionisti dei colpi rapidi e gestori di altre piazze di spaccio chiede un servizio immediato: “Minuti” e “ore” verbali diventano il codice per le dosi di cocaina, marijuana e hashish che circolano a ritmi vertiginosi.
“Stai tranquillo, chiami quando sei quasi arrivato”, è l’eco delle parole di Casertano, la mente logistica di un’operazione criminale che non conosce pausa. L’inchiesta della Dda di Napoli ha svelato una rete capillare, capace di muovere decine di dosi al giorno, culminata nell’arresto di undici membri del clan Lepre.
Ma chi è davvero Salvatore? Da un lato, lui, il “caciotta”, e dall’altro, Rosa Troise, conosciuta come “Rosetta”, il corriere instancabile. Un duo perfetto, che fa funzionare un’azienda a conduzione familiare del crimine. Casertano raccoglie gli ordini e comunica a Troise dove consegnare, gestendo tutto in tempo reale. “A lavoro, alla svelta!” esorta, per non perdere un colpo.
Il gergo dei “minuti” è tanto criptico quanto rivelatore. Un “quindici minuti” è una dose da 15 euro; un “trenta minuti” equivale a 30 euro. Le intercettazioni rivelano una sinfonia criminale in cui ogni secondo conta. Alle 14:21 un cliente chiama: “Sto andando a Carlo Terzo, un trenta minuti…” e subito le ruote dello spaccio iniziano a girare.
Quando il traffico rallenta, i nervi si tendono. “L’acquirente non è ancora arrivato!” urla Rosa in attesa, ma Casertano mantiene la calma. Non è tempo di incertezze, il business non si ferma mai.
La giornata di lavoro è solo all’inizio. Alle 14:49, un altro cliente traduce il suo desiderio in: “venti minuti”. La Troise si muove, il flusso di richieste continua. “Fuori al bar frà, eh uno…” significa una dose singola, e il ritmo è incessante.
Proseguendo nel pomeriggio, emerge il caos del business. Quando le richieste superano le scorte, Rosa si ritrova a vendere le dosi a clienti in attesa. “Ancora non è venuto, non perché…” protestano al telefono, generando ulteriore tensione. Non c’è respiro, le ore trascorrono più veloci di quanto possa fare lo scooter di Troise.
Anche le telecamere “Cavone 1” si attivano per registrare l’operato della coppia criminale. Un cliente aspetta due dosi e Casertano, in un momento di debolezza, deve improvvisare. “Devi aspettare venti minuti, il tempo di preparare,” dice lui, costretto a far fronte alla domanda.
Il 4 febbraio segna un momento critico. Le telefonate si sovrappongono, e il mix di panico e pressione è palpabile. “Devi fare un 15 a Piazza Dante…” ordinano a Troise, il cui carico di lavoro aumenta senza sosta.
“Può essere che l’arrestano questa vecchia di sfaccimma…” sbotta Salvatore, già presagendo il destino imminente. Non sarà un arresto casuale a interrompere il loro affare. Sarà l’inevitabile accumulo di prove a chiudere una catena di montaggio dello spaccio che ha permeato Napoli. Lasciando i cittadini a chiedersi: chi sarà il prossimo a cadere? Quale sarà la prossima mossa nel cuore pulsante del crimine partenopeo?
