Editoriale
Retrofront della Camorra: il pentito svela il caos al Parco Verde durante la visita della Meloni
C’è un prima e un dopo nella geografia camorristica di Caivano. Quel confine invisibile è tracciato dai verbali di Raffaele Bervicato, ex braccio destro del clan Angelino, oggi collaboratore di giustizia. Le sue rivelazioni sono al centro dell’ordinanza cautelare firmata dal Gip Maria Cristina Sangiovanni, che ha portato a 11 arresti e ha travolto la roccaforte criminale di via Uganda, guidata da Domenico Di Micco, noto come «Bimbetto».
La situazione è drammatica. Non si tratta di semplici dinamiche interne: il materiale probatorio, arricchito da telecamere e intercettazioni, rivela un passaggio di potere segnato da violenza. È un cambio di guardia per il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni.
Tutto inizia nell’estate del 2023. Fino ad allora, gli equilibri sembrano stabili, ma l’arresto del boss Antonio Angelino genera un vuoto che stimola le ambizioni dei cosiddetti quadri intermedi. “Dopo l’arresto di Antonio, Giovanni Barra ha abbandonato il gruppo Maugeri per affiancarsi a Ciro Ciccarelli,” racconta Bervicato. “Si sono presi anche le estorsioni, sotto il consenso di Angelino.” Il nuovo asse Barra-Ciccarelli si propone un obiettivo chiaro: monopolizzare il mercato della droga a Caivano.
Le tensioni esplodono in una serie di raid armati, le famigerate «stese», che seminano paura tra i cittadini. I commando sfrecciano su motociclette, sparando a vista. “Barra e i suoi uomini agiscono senza paura. Soprattutto quando passa il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, promettendo bonifiche nel Parco Verde,” aggiunge Bervicato, rivelando una coincidenza inquietante.
La guerra si combatte anche sui social. Francesco Pezzella, un ex gestore di piazza di cocaina, ha provato a reclutare Bervicato con brutalità. “Durante una videochiamata su Instagram, mi ha mostrato le armi sul tavolo,” spiega il pentito. Una mossa che parla chiaramente di un clima di intimidazione estremo.
Ma la vendetta non si fa attendere. La casa di Pezzella viene colpita dai Maugeri. “Sparatorie sotto casa sono diventate la norma,” racconta Bervicato, che ricorda come, prima del cambio di fazione, le tensioni fossero già palpabili.
Il mirino si sposta ora su via Uganda, dove il clan Barra-Ciccarelli ha messo gli occhi sulla piazza di spaccio di Di Micco. “Volevano costringere tutti a rifornirsi da loro,” dichiara il pentito, il quale chiarisce anche un errore di persona avvenuto nei suoi interrogatori.
Queste rivelazioni alimentano un quadro inquietante della lotta tra le bande, mentre nello stesso tempo ridisegnano il contesto urbano di Caivano. La pax mafiosa è saltata, lasciando dietro di sé una scia di bossoli e inquietudini. I cittadini guardano, spaventati, e molti si chiedono: quale sarà il prossimo passo della camorra, e come reagiranno le istituzioni?
