Editoriale
Arzano, il dramma della 167: omicidi e vittime innocenti, il sangue che segna la città.
Arzano – “Qui si vive tra pallottole e paura, ogni giorno è una roulette russa.” Questa la testimonianza di un residente del rione 167, dove la camorra si mescola alla vita quotidiana e il sangue scorre come un fiume. Un dramma che va avanti dal 2014, coinvolgendo vite innocenti e lasciando vittime nel silenzio assordante della criminalità.
Il clan Monfregolo-Cristiano-Mormile, manovrato dai boss Renato Napoleone e Francesco Paolo Russo, ha preso piede in quest’area popolare, diventando un incubo. Nessun rispetto, nemmeno per chi vive lontano da logiche criminali. Gli inquirenti parlano di una rete di protezione così intimamente radicata da permettere al gruppo di conoscere in anticipo le operazioni delle forze dell’ordine.
Il primo colpo fatale risale al 26 febbraio 2014, quando un’imboscata al centro abbronzante “Solero” termina in un dramma: Ciro Casone, boss dei Moccia, viene ucciso insieme a Salvatore Ferrante, un innocente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le scene di violenza furono spiazzanti, tanto che i killer si presentarono persino a fare le condoglianze alla vedova di Casone, come se nulla fosse accaduto.
Ma le cronache non conoscono pietà. Proseguendo, nel 2017, un nuovo agguato ha fatto tremare Arzano: Raffaele Russo, noto come “cartolandia”, viene freddato sotto gli occhi delle telecamere al carcere di Secondigliano. Un’esecuzione audace che lascia il pubblico incredulo. Le retate delle forze dell’ordine da un lato, ma il clan sembra resistere, rinnovandosi e trovando sempre nuovi adepti.
Eppure, la tensione non si limita ai cartelli della droga. L’attentato di novembre 2021 al Roxy bar, che ha visto morire Salvatore Petrillo, nipote di un boss, ha rivelato quanto sia profonda la crisi interna al clan. Venticinque proiettili esplosi in mezzo a una folla di innocenti: due operai, loro, rimasti gravemente feriti senza alcuna colpa, solo per trovarsi nel posto sbagliato.
Intanto, gli scossoni interni al clan non accennano a fermarsi. Due vite spezzate in pochi mesi: Rosario Coppola, un imbianchino che ha pagato il prezzo dell’errore, e Armando Lupoli, l’uccisore, che viene a sua volta eliminato. Sono questi gli epiloghi di una faida interna caratterizzata da vendette silenziose e combattimenti per la supremazia.
La polizia locale, bersaglio di minacce da parte del clan, ha cercato di fare pulizia. Anche i giornalisti, che osano raccontare questa storia di terrore, non sono stati risparmiati. L’ombra della paura aleggia su Arzano, con un panorama che si tinge sempre più di grigio e rosso. Ma chi ha davvero il potere di fermare questa spirale di violenza?
La direzione distrettuale antimafia continua il suo lavoro, ma gli arresti sembrano servire a poco. Undici misure cautelari per i capi del clan non bastano a riportare la calma. Come si può spezzare il ciclo di sangue che attanaglia i cittadini di Arzano? E quante altre vite devono andare perdute prima che la speranza possa tornare a brillare?
