Editoriale
Afragola in tensione: il mistero dei Panzaruttari svelato nel caos del «Bordello»
C’è un nomignolo che rimbomba ad Afragola: i Panzaruttari. Un soprannome carico di storia, che riporta alla memoria l’inizio dell’attività del fondatore Antonio Nobile, venditore ambulante. Oggi, però, quel nome è scolpito nelle pagine di un’ordinanza cautelare che ha decapitato un clan passato dall’ombra alla cronaca.
Questa mattina, i carabinieri hanno eseguito un’operazione che ha portato all’arresto di 23 persone e all’emissione di divieti di dimora per altri tre. I Panzaruttari non sono un gruppo isolato: le loro radici affondano nel vasto sistema del Clan Moccia, ma la loro storia si intreccia con conflitti interni e rivalità che hanno caratterizzato la camorra afragolese.
Dalle estorsioni ai “cavalli di ritorno”: un racket che ha reso il clan una potenza nel territorio. “Sono sempre stati a disposizione del gruppo camorristico di Afragola”, racconta Domenico Esposito, collaboratore di giustizia, ai magistrati. Le parole di Esposito svelano un panorama inquietante: la famiglia Nobile arrivava a incassare denaro a insaputa della cassa comune. Quella voracità ha creato attriti con gli altri clan, in particolare con i Moccia, che prediligono una “diplomazia” criminale più pacata.
Un testimone chiave, Michele Puzio, evidenzia il divario di stile: “Raffaele ‘o panzaruttaro aveva in testa la malavita e la cocaina”, dice con freddezza. Al Mercato Ortofrutticolo di Afragola, un tempo regno delle tangenti tranquille, l’arrivo dei Panzaruttari ha stravolto tutto. Gli estorsori, invece di accumulare il denaro con discrezione, alzavano la voce e le mani, terrorizzando commercianti e cittadini.
Il clima di paura ha preso piede, e le vittime hanno iniziato a ribellarsi, ma il timore era palpabile. “Facevano un casino”, ricorda Puzio, sottolineando quanto fosse difficile mantenere una facciata di controllo in un ambiente divenuto un vero e proprio bordello.
La situazione è degenerata quando i Nobile decisero di intascare gli introiti delle estorsioni, escludendo gli altri clan. Questo atto ha scatenato l’ira dei Moccia. “Quando seppi questa cosa, la riferii a Filippo Iazzetta, il quale mi mandò a uccidere Nobile Raffaele”, confessa Puzio. Ma l’ordine di morte non venne eseguito, lasciando Raffaele in un limbo di paura e ambiguità.
Oggi, con i nomi dei 29 indagati che circolano tra le strade di Afragola, ci si chiede: quali altre storie di terrore e ribellione sono pronte a emergere? I Panzaruttari hanno subito un colpo, ma è davvero finita per loro? La tensione rimane alta, e i cittadini guardano con apprensione a un futuro che sembra, per certi versi, ancora oscuro.
