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Cocaina a Napoli: il business dei Lepre tra caos e omertà, un viaggio shock nel cuore del traffico!
Napoli – In una mattinata che prometteva di essere come tante, un’operazione di vasta portata ha squarciato il silenzio dei vicoli di Montesanto e Cavone. “Siamo riusciti a colpire un sistema feroce e radicato”, afferma con orgoglio un ufficiale delle forze dell’ordine, mentre nei quartieri i pusher scappano a gambe levate. Il blitz ha smantellato la rete di narcotraffico del clan Lepre, un’organizzazione che si serviva di una clientela insolita, da imprenditori a infermieri, collegando i salotti bene con i vicoli più malfidenti della città.
L’operazione, orchestrata dal Gip Ambra Cerabona su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha colpito 12 delle 54 persone indagate. Dietro questo colpo, un’indagine iniziata nel 2020 e culminata in una vera e propria ragnatela di traffico di stupefacenti. La morte del boss Ciro Lepre, noto come “‘o sceriffo”, non ha fermato l’emergere di una nuova leadership: il fratello Luigi e l’abile Salvatore Cianciulli, “Masaniello”, un uomo che non si nasconde dietro le parole: «Io lavoro con la roba».
Il cuore pulsante di questa attività illecita si trovava in via Francesco Saverio Correra, in un luogo tanto nascosto quanto affollato da traffico, dove ogni angolo serviva a celare il business. Con microtelecamere opportunamente installate, gli investigatori hanno rivelato come l’intero sistema operasse con la precisione di un’azienda logistica. Ogni giorno, migliaia di dosi venivano confezionate e distribuite, coperte da un linguaggio in codice tra i clienti.
Salvatore Casertano, a capo di uno dei punti di spaccio, esprime la frustrazione tipica di chi opera in un mercato correttamente regolato: «E come glieli do? Io ho poca roba…». Parole che esprimono la pressione incessante del mercato. Una pressione accresciuta dalla domanda: si parla di circa 150-200 consegne al giorno dal Vomero a Bagnoli, raddoppiando nei weekend. “Mi devi dare cinque minuti”, ammette con arroganza Casertano, mentre altri vantano le loro vendite da tremila dosi.
La facilità di accesso alla droga si riflette chiaramente nei dialoghi intercettati. Ogni termine ha un peso: “Venti minuti” è il codice per un colpo rapido di cocaina, un linguaggio inventato per confondere e sfuggire ai controlli. La rete di spaccio era gestita da galoppini, adattandosi a turni rigidi e stipendi settimanali, tanto che persino il dialogo tra i pusher ricorda quelli di un normale posto di lavoro.
L’illusione di stabilità si è infranta con il blitz di questa mattina, mentre i nomi degli indagati vengono diffusi. Tra di loro, nomi noti e signore dell’ombra, come Rosa Troise. “Mi hanno offerto un lavoro legale”, dice un pusher, ma la risposta della moglie è chiara: «E vabbè, stai attento… ma perlomeno stai in grazia di Dio».
Con questa operazione, Napoli si trova di nuovo al centro di una battaglia contro il malaffare. Ma ci si interroga: quali saranno le conseguenze? La storia criminale del clan Lepre è stata solo un capitolo? Chi prenderà il loro posto nelle ombre di questa città?
