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Ora qualcuno dovrà spiegare: «Chissà se vado in galera» sul bimbo morto
Cuore ghiacciato per il piccolo Domenico: chat dal Monaldi rivelano l’orrore, Napoli trema per la sanità dei suoi figli
Napoli, quella vera, dei quartieri del Nolano dove le famiglie crescono i figli con la speranza di un futuro migliore, si stringe il cuore di fronte a questa storia. Domenico Caliendo, un bimbo del nostro territorio, arrivato al Monaldi per un trapianto che doveva salvargli la vita. Invece, quel 23 dicembre, tutto è andato storto in un modo che oggi, con le chat emerse dall’inchiesta, fa rabbrividire chiunque ha un figlio o un nipotino da proteggere.
Riassumiamo i fatti, nudi e crudi, come si raccontano al bar tra un caffè e l’altro, senza giri di parole. Il cuore donato, prelevato da Bolzano, arriva al Monaldi nel suo box frigo. Lo aprono e… sorpresa: l’organo è inglobato in un blocco di ghiaccio secco, completamente ghiacciato. Fumo che esce, un disastro. L’assistente del cardiochirurgo Guido Oppido, Emma Bergonzoni – anche lei tra i sette indagati – lo racconta in una chat privata, con toni di sconcerto totale: “Ne abbiamo viste di cazzate ma questa le batte tutte”. Nessuno avvisa Oppido, che procede con l’espianto del cuore del piccolo Domenico. Cercano di “spaccare il ghiaccio” per liberare l’organo, ma è troppo tardi: il cuore del bimbo è già stato rimosso, e a quel punto impiantano quello danneggiato, “ghiaccio puro”, come scrive lei. “Nessuno ha detto un cazzo”, si legge nei messaggi, resi pubblici dalla Procura di Napoli che ha tolto il segreto istruttorio e disposto la discovery dei documenti.
Domenico resiste quasi due mesi, collegato alle macchine per la circolazione extracorporea, l’unica opzione per tenerlo in vita. Ma quelle macchine, a lungo andare, provocano lesioni gravissime agli organi. Il bimbo non ce la fa. L’inchiesta è nelle mani del pm Giuseppe Tittaferrante, la famiglia Caliendo-Mercolino è assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi. Gabriella Farina, coinvolta nel prelievo da Bolzano, aveva chiesto ghiaccio naturale e le portano ghiaccio secco: da lì il danno, secondo quanto emerge.
Immaginate l’impatto su Napoli e provincia, sul Nolano dove tutti conoscono tutti, dove le mamme portano i figli al Monaldi confidando negli specialisti del cuore pediatrico. Famiglie che lottano ogni giorno con liste d’attesa, emergenze sanitarie, la paura di un sistema che dovrebbe proteggerci ma a volte inciampa. Qui non si parla di un errore isolato: è la storia di un bambino che muore dopo un trapianto andato male per un cuore reso inutilizzabile dal ghiaccio. I genitori distrutti, i parenti sotto choc, e tutta la città che si chiede: quante storie silenziose come questa? Il Monaldi, ospedale di riferimento per i cuori dei nostri piccoli, finisce al centro di un dibattito che tocca la carne viva delle famiglie napoletane. Lavoratori, commercianti, studenti: tutti passiamo da lì nei momenti bui, e questa vicenda mina la fiducia in un servizio essenziale.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: come è possibile che nessuno abbia fermato Oppido prima dell’espianto? “Nessuno gli ha detto niente”, scrive Bergonzoni, e lo sconforto di Farina e dello staff traspare netto. I cittadini del Nolano fanno fatica ad accettarlo, e non è solo rabbia: è delusione profonda per una sanità che, in momenti critici, sembra lasciarci soli. Il malumore non nasce dal nulla, soprattutto quando chat interne ammettono: “Ovviamente tutto il Monaldi lo sa che abbiamo impiantato un cuore congelato”. E quel “Chissà se vado in galera” finale? Fa riflettere tutti. A Napoli certe situazioni non passano più inosservate, specialmente quando coinvolgono i più piccoli.
La sensazione è che qualcosa non torni, e qualcuno dovrà pur spiegare i dettagli di quel prelievo da Bolzano, la catena del freddo, i protocolli saltati. Non è accusa, ma percezione diffusa tra i residenti: a pagare, ancora una volta, sono le famiglie. Il problema non nasce oggi, con le emergenze croniche della sanità campana, ma qui serve chiarezza.
Ora il dibattito è aperto: Napoli chiede risposte, non polemiche sterili ma verità per onorare Domenico e prevenire altre tragedie. Voi che ne pensate? Parliamone, da cittadini a cittadini, per una sanità che non deluda più i nostri figli. La città è con la famiglia Caliendo, e attende lumi dall’inchiesta.
