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Scandalo in Campania: acque cancerogene, Regione sapeva da mesi
Acque cancerogene in Campania: la Regione ordina verifiche d’urgenza, ma la polemica infuria.
Sotto i piedi dei napoletani, un veleno silenzioso. Tricloroetilene e altre sostanze cancerogene rilevate nelle falde acquifere di mezza Campania. La Regione ha allertato le Asl: verifiche sanitarie immediate, ambientali e sulla filiera agroalimentare.
L’allarme parte da analisi Arpac. Acque sotterranee contaminate in province di Napoli e Caserta, zone come Acerra, Marigliano e l’agro aversano. Luoghi già marchiati dalla Terra dei Fuochi, dove i rifiuti tossici hanno avvelenato il suolo per decenni.
Napoli trattiene il fiato. Pozzi artesiani, falde che alimentano campi e famiglie. “Da mesi sapevamo di rischi, ma ora scattano i controlli”, tuona un portavoce della Regione Campania, confermando la nota ufficiale diffusa ieri.
I numeri gelano il sangue. Livelli di Tce oltre i limiti Ue, un solvente industriale cancerogeno per fegato e reni. Colpiti soprattutto i Comuni del Napoletano orientale, dove l’industria chimica ha lasciato cicatrici profonde.
Testimoni locali parlano di paura quotidiana. A Tufino, un agricoltore di 58 anni vuota il sacco: “Irrighiamo con quest’acqua da anni. I tumori qui sono all’ordine del giorno, e ora? Chi ci risarcisce?”.
Le Asl corrono. Squadre in campo per campionamenti, analisi su ortaggi e latticini. Ma la filiera agroalimentare campana, vanto da mozzarella di bufala, trema. Esportazioni a rischio, mercati in allarme.
La polemica esplode sui social. “La Regione sapeva da mesi e ha taciuto”, accusano ambientalisti e comitati cittadini. Urgenza pubblica a mille, con Napoli che segue minuto per minuto.
Cosa bevono davvero i campani? E i bambini delle scuole? Le falde non perdonano, e le risposte tardano. I cittadini pretendono chiarezza, prima che sia troppo tardi.
