Editoriale
Napoli nel terrore dei Porticati: ascesa di Bosti Jr e clan Contini
A Napoli, nel cuore pulsante di San Giovanniello, un ragazzo di 20 anni ha preso in mano le redini di un impero criminale. Patrizio Bosti Junior, rampollo del clan Contini, comandava il Gruppo dei Porticati con la ferocia di un vecchio boss e l’astuzia di un manager.
L’inchiesta della Dda di Napoli ha smantellato tutto. Oltre 400 pagine di ordinanza firmata dal gip Sabato Abagnale. Non solo piazze di spaccio. Qui si racconta una mafia che si evolve, si allea, si rinnova.
Il clan Contini è un pilastro dell’Alleanza di Secondigliano, quella pax mafiosa che divide i proventi illeciti e tiene a bada le guerre di camorra. Legami con Cesarano, Grimaldi, Vastarella, Lo Russo, Di Lauro. Persino i Casalesi. Un sistema tentacolare.
A San Giovanniello, Bosti Jr. regnava assoluto. Figlio di Ettore, nipote del fondatore Patrizio senior. Gestiva la cassa comune, pagava stipendi ai fedelissimi, comprava armi pesanti. Sette mitragliette e un fucile a pompa, pronti a sparare per difendere il territorio.
Al suo fianco, un team preciso. Giorgio Marasco, l’armiere che dal carcere dava ordini. Gennaro Diano, tesoriere con Postepay per i boss dentro. Emanuele Rubino, Antonio Raia, Francesco Matteo, Franco Messina: il braccio armato contro i rivali.
Lo spaccio era high-tech. Cocaina, hashish, marijuana. Una “sala regia” in mano a Gaetano Galiero, centralino per ordini via radio. Poi i pusher-delivery – Mario Serlenga, Samuele Nicosia, Diano – portavano la roba a casa. Meno rischi, più soldi.
Ma non solo droga. Truffe agli anziani in mezza Europa. Furti, rapine per finanziare avvocati e arsenali. Bosti Jr. e i suoi depredavano i deboli per tenere in piedi il clan.
Il caso Cala La Pasta racconta la loro tracotanza. Aggressione in pieno centro Napoli. Coperture immediate: Mario Riccitiello cede la carta d’identità a Luigi Capuano per la fuga.
Poi le minacce social. Ferdinando Russo crea un falso Instagram, priva_te1116. Messaggi diretti al titolare Raffaele Del Gaudio: “È megl ca t stiv zitt e t faciv e cazz tuoj”. Oppure: “Statt accort… e fmut e vivr ammo”. Dialetto che gela il sangue.
“Stu pentit”, scrive sotto una foto di gnocchi. Pressing asfissiante per zittire chi osa parlare. “Vien ncop o rion… io so dove ti trovo”.
Venti nomi nel mirino. Bosti Jr., Marasco, Diano, Raia, Rubino in carcere. Galiero e Nicosia con divieto di dimora. Giovani nati tra il ’97 e il 2005, tutti napoletani.
San Giovanniello tratteneva il fiato durante i blitz. Le strade strette, i palazzi grigi, l’odore di paura misto a caffè. La camorra qui non molla mai.
Ora le manette stringono. Ma quanti tentacoli restano nascosti? Chi raccoglierà il testimone di Bosti Jr.? La città aspetta, e vigila.
