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Napoli, shock Caso Zannini: Riesame blinda divieto per «familiarità corruttiva»
Napoli non molla la presa. Il Tribunale del Riesame ha inchiodato Giovanni Zannini: divieto di dimora in Campania confermato, esilio forzato per il big di Forza Italia.
Il politico casertano, ora rintanato in Abruzzo, sognava di tornare. Niente da fare. I giudici, presieduti da Elisa De Tollis, hanno smontato la difesa. Zannini accusato di corruzione, truffa aggravata e falso. Ha usato il potere per il proprio guadagno, dicono le carte.
“Spregiudicata familiarità corruttiva”, tuonano le motivazioni del Riesame. Parole che pesano come macigni nel Palazzo regionale. I legali, Angelo Raucci e Vincenzo Maiello, avevano insistito: incensurato, lontano dai guai. Respinti al mittente.
Il rischio? Altissimo. Zannini tesseva una ragnatela fitta tra Casertano, Santa Maria Capua Vetere e oltre. Amministratori, dirigenti, consiglieri. Una rete che non si spezza con una semplice sospensione dalla carica.
La Procura di Bruni ha le prove. Un sistema rodato, filoni aperti. Anche da lontano, l’influenza resta. Napoli e la Campania vibrano: qui la politica sa di polvere e promesse mancate.
Zannini bloccato ai confini. Ma la sua “caratura politica” spaventa. Potrebbe rientrare e ricominciare?
La gente del Sud aspetta. Chi taglia i fili di questa tela? E se la corruzione tornasse a colpire?
