Un bacio fraterno, poi la raffica di proiettili. Napoli trema ancora per il tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo, 33 anni, rampollo del clan Lo Russo-Capitoni, crivellato nel rione Siberia di Marianella il 17 aprile.
Le telecamere non mentono. Un saluto rituale con Luigi Russo, detto Gigiotto, e poi l’inferno: calci con il casco, botte feroci, cinque colpi di pistola ravvicinati. Miracolato, Lo Russo ce l’ha fatta. Ma la città trattiene il fiato.
Carabinieri del Nucleo Operativo Napoli Vomero e pm della DDA, Enrica Parascandolo e Maria Sepe, non hanno perso tempo. Fermo per Luigi Russo e Emmanuel Di Marzo. Ricerca a tappeto per Gaetano Caso, 35 anni, il terzo del commando.
Il movente? Una faida interna che sanguina da anni, tra i Capitoni di Miano. Tutto parte da una videochiamata intercettata, tra Vincenzo e il padre Domenico, ras detenuto. “Te lo ricordi? Quello con cui ebbi una discussione anni fa”, dice il figlio.
La risposta del padre è un ordine di guerra: “Ora ti devi mettere con un’altra banda. Buttali a terra e fallo piangere… pure se devi prendere l’ergastolo”. Domenico avverte: “Hai sottovalutato il figlio di Peppenella, la gente cambia”.
Ombre sui vertici. Padre e figlio dubitano di Giuseppe Lo Russo, parente scarcerato di fresco. “Se è stato lui a dare il via libera, allora meriterebbe di essere ucciso”, si dicono. Altrimenti, pretende la testa del killer.
La tensione sale alle stelle nei vicoli di Miano e Marianella. Dal carcere, Domenico teme il peggio: “Potrebbero presentarsi in ospedale con il camice addosso, fingendosi medici”. Ordine secco al figlio: sparisci da Napoli dopo le dimissioni.
L’indagine scava più a fondo. Possibili legami con l’omicidio di Umberto Russo, al Bosco di Capodimonte l’estate scorsa. La scissione dei Capitoni rischia di travolgere l’area nord.
Chi ha dato l’ok dal vertice? E quante altre vendette covano nel silenzio delle strade? Napoli aspetta, con il cuore in gola.

