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Terrore a Posillipo: Gaiola e le isole maledette della Campania
Nel Golfo di Napoli, a due passi da Posillipo, galleggia un paradiso avvelenato. La Gaiola isola maledetta, con i suoi scogli taglienti e acque cristalline, ha inghiottito sogni e vite per secoli.
Tutti a Napoli la conoscono. Quel piccolo arcipelago, due isolotti uniti da un ponte di roccia, oggi parte del Parco Sommerso. Ma guai a chi ci mette piede con troppa leggerezza.
Risale all’epoca romana. Apparteneva alla villa di Publio Vedio Pollione, il riccone che la usava per i suoi banchetti. Prima ancora, si chiamava Euplea, tempio di Venere per i marinai sperduti.
Poi, il buio. Nel Novecento, i proprietari muoiono uno dopo l’altro. Infarti improvvisi, bancarotte, famiglie distrutte. Imprenditori noti, VIP del jet set. La lista è lunga, documentata.
“Ho pescato lì per quarant’anni”, racconta Matteo, pescatore di Mergellina con la voce tremante. “Una notte ho visto luci strane sull’acqua. Da quel giorno, non ci torno. Quella Gaiola porta sfortuna, te lo giuro”.
L’eremita del XIX secolo, lo chiamavano “lo stregone”. Viveva in una grotta, spaventava i marinai. Oggi è area protetta, proprietà pubblica. Ma i napoletani evitano.
E non è sola. Le isole misteriose Campania pullulano di segreti. Nisida, cratere vulcanico a un tiro di schioppo da Napoli. L'”isola delle capre” dell’Odissea? Cicerone e Bruto ci complottarono. Suicidi, drammi politici.
Vivara, legata a Procida. Origine bronzea, crocevia di mercanti. Riserva naturale, isolata. Vulcani dei Campi Flegrei, bradisismo che muove la terra sotto i piedi.
A Posillipo, i residenti sussurrano. Turisti scattano selfie, incuranti. Ma le storie antiche riaffiorano con ogni onda.
E se la maledizione della Gaiola isola maledetta non fosse solo leggenda? Quante vite deve ancora reclamare?
