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Manfredi incontra Saviano a Palazzo San Giacomo: “Una grande mano per Napoli”
Napoli trattiene il fiato. A Palazzo San Giacomo, nel cuore caotico del centro storico, il sindaco Gaetano Manfredi accoglie Roberto Saviano come un figlio prodigo.
L’incontro è un lampo improvviso. Saviano, lo scrittore sotto scorta da anni per le sue denunce sulla camorra, varca per la prima volta le soglie del Comune. Manfredi non ci ha pensato due volte: “Saviano non era mai stato al Comune. L’ho invitato a Palazzo San Giacomo anche alla luce delle sue recenti dichiarazioni sul rapporto con Napoli. È stato un incontro intenso e ricco”.
Le strade intorno ribollono. Turisti e napoletani si fermano, smartphone in mano. Qualcuno applaude, altri storcono il naso. Saviano, con la sua voce tagliente che ha squarciato Gomorra, parla di ferite aperte. “Napoli è la mia città, ma mi ha cacciato via”, dice a un cronista filtrando dalla security.
Manfredi ascolta. Parla di rinascita, di mani tese contro il degrado. I due siedono nella sala consiliare, ombre di murales e statue antiche a fare da testimoni. Fuori, il traffico di via Toledo urla l’urgenza della città: camorra, disoccupazione, sogni spezzati.
Un passante, Vincenzo da Forcella, osserva la scena: “Saviano ci ha fatto vedere l’inferno, ma ora che torna? Ci aiuterà a cambiare?”. La folla annuisce, divisa.
Cosa dirà Saviano nei prossimi giorni? Napoli lo riabbraccerà o lo respingerà ancora? La tensione sale, la città aspetta.
