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L’arte di Jodice sconvolge Capodichino: il viaggio diventa domanda collettiva
Napoli, Capodichino. Immagina di correre verso il gate, valigia in mano, e di scontrarti con un’opera che ti ferma il fiato: è “What We Want”, l’installazione di Francesco Jodice che ha invaso l’aeroporto.
Inaugurata ieri, la mostra promossa dal Museo Madre con l’Associazione Amici del Madre trasforma i corridoi affollati di Capodichino in un palcoscenico di domande scomode. Napoli, città di partenze e arrivi frenetici, ora respira arte pura.
L’opera di Jodice, potente e viscerale, cattura lo sguardo dei viaggiatori. Proiezioni, immagini, riflessioni che interrogano desideri collettivi. Proprio lì, tra annunci di ritardo e odore di caffè, l’arte atterra e scuote.
“Stavo correndo per non perdere il volo per Milano – racconta Maria, 45 anni, napoletana tornata da un weekend fuori – e quelle immagini mi hanno inchiodata. Mi hanno fatto pensare a cosa vogliamo davvero da questa città caotica”.
Francesco Jodice, artista napoletano doc, porta qui il suo sguardo sul sociale. Capodichino non è più solo un hub: diventa specchio della Napoli che corre, che lotta, che sogna.
Ieri, all’inaugurazione, folla di curiosi e addetti ai lavori. Volti stupiti, smartphone in mano a immortalare. L’aeroporto pulsa di un’energia nuova.
Ma è solo l’inizio. L’iniziativa durerà mesi, intrecciandosi con il caos quotidiano di Capodichino. I pendolari la vedranno ogni giorno. I turisti, arrivando, si interrogheranno.
Cosa succederà nei prossimi voli? Quanti si fermeranno a guardare? Napoli, con la sua urgenza, ha già risposto: l’arte qui non passa inosservata. E voi, cosa volete davvero?
