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Napoli, il nipote di Bud Spencer: “Zio mi insegnò a rialzarmi dalle sconfitte”
Napoli si ferma per lui. Bud Spencer, il gigante buono del Rione Santa Lucia, rivive nelle parole del nipote Carlo Pedersoli.
A otto anni dalla morte, la voce del giovane napoletano squarcia il velo sul mito. Parla dalle strade di Posillipo, dove il nonno nacque nel ’29. “Mio nonno me lo sono goduto veramente – racconta Carlo, con gli occhi lucidi – L’ho perso che avevo 24 anni, ma me lo sono goduto molto. Avevo la fortuna di averlo a due piani di distanza, quindi salivo due piani e lo vedevo. La cosa più bella secondo me era proprio nelle piccole cose, quindi starci insieme a tavola, sentirlo parlare”.
La città brucia di nostalgia. Quei film girati tra vicoli affollati e maremosso, palazzi di tufo e urla di mercati. Bud, Carlo Pedersoli, pugile e nuotatore d’oro, diventato paladino dei deboli. Napoli lo sente suo, come un pugno allo stomaco.
I fans si radunano al Lungomare. Un anziano del Rione Sanità, testimone di un tempo, ci confida: “Era uno di noi. Colpiva forte, ma con il cuore. Oggi i ragazzi lo imitano nei bar di Forcella”.
L’eredità pesa. Film come “Lo chiamavano Trinità” scorrono ancora nelle tv di Scampia. Ma Carlo avverte: “Mi ha insegnato a rialzarmi dalle sconfitte”. Parole che echeggiano nei Quartieri Spagnoli, tra motorini e panni stesi.
La tensione sale. Napoli discute. È solo un ricordo, o Bud Spencer tornerà a proteggerci? La città attende.
