Napoli, ospedale Monaldi. Il piccolo Domenico Caliendo, solo un bimbo, muore il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore. Ora, la famiglia accusa: una catena di errori letali.
È passata la mezzanotte quando i genitori scoprono nuovi indizi nella cartella clinica. Hanno il cuore spezzato, ma non si fermano. L’avvocato Francesco Petruzzi, che li difende, non ha dubbi: “Abbiamo trovato atti omissivi gravi nella fase post-operatoria, depositati subito in Procura”.
L’intervento era stato il 23 dicembre. Speranza accesa. Ma nei mesi dopo, qualcosa va storto. I sanitari tengono Domenico legato all’Ecmo per l’ossigenazione. Niente cuore artificiale temporaneo, che poteva salvarlo.
La tesi è pesante: dolo eventuale. Avrebbero accettato il rischio della morte, per coprire un errore precedente? Napoli trattiene il fiato. La Procura indaga a fondo, nel caos del Monaldi, tra sale operatorie e corridoi affollati.
La città parla. Genitori furiosi, medici sotto torchio. I legali della famiglia spingono per l’incidente probatorio, fissato al 10 giugno. Prove cristallizzate, perizie a confronto.
Cosa diranno gli esperti? Chi ha sbagliato davvero? Domenico meritava di vivere. La verità è ancora lontana.


