Editoriale
Terrore a Napoli: pistola alla tempia ai testimoni dell’omicidio Cinque
Napoli, Poggioreale. Una partita a carte tra amici all’alba, e poi il fumo di pistola che riempie via dello Scirocco. L’omicidio di Raffaele Cinque, crivellato di colpi il 21 gennaio 2024, è una ferita aperta nel cuore del quartiere.
Quello che doveva essere un rientro tranquillo si trasforma in un incubo. Tre amici con la vittima, “Sasà ‘a ranf”, il 51enne ras del clan. Bussano alla porta. Quattro, cinque spari in rapida successione.
«Stavamo per andare via quando hanno bussato. Ho sentito Raffaele gridare ‘oh oh oh’ e ci siamo riparati sotto i comodini. Non mi sono mosso fino alla fine», racconta uno dei sopravvissuti ai pm della Procura di Napoli.
I killer irrompono. Nove colpi totali. Due fatali: testa e addome. Cinque tenta la fuga, si lancia dal balcone. Cade nel cortile, accanto allo scooter dei sicari. Muore lì, immobile.
Prima di svanire nelle strade di Poggioreale, il messaggio gelido. Uno dei killer preme la pistola calibro 7,65, ancora rovente, sulla tempia di un testimone. Lo ustiona. «Se parlate, ne pagherete le conseguenze».
Non un delitto isolato. Escalation nel “gruppo della Stadera”, satellite dei Contini. Al centro, droga e furti d’auto. Cinque voleva più spazio, scontro con i Bove, i “Polpetta”.
Precedenti pesanti. Santo Stefano 2023: Cinque investito e accoltellato mentre era in scooter. Lui risponde col tentato omicidio della sorella di Giuseppe Bove. Spirale di sangue.
La Squadra Mobile chiude il cerchio. Intercettazioni, video, testimonianze. Arrestati Giuseppe Bove, 26 anni; Salvatore Bove, 34; Gennaro Ziccardi, 23. Accuse: omicidio pluriaggravato, armi. Indagato libero Costantino Bove, 33enne.
Le telecamere catturano i killer arrivare: Cinque apre, loro entrano. Poggioreale trattiene il fiato. I testimoni taceranno? O questa faida inghiottirà altri nomi?
