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Napoli in lacrime per Strage Melarancio: ricordi che feriscono ancora
Napoli trema ancora al ricordo della Strage del Melarancio. Undici fiori spezzati per sempre, ragazzi della scuola media Nicolardi nell’Arenella, inghiottiti dal buio di una galleria autostradale.
Era il 26 aprile 1983. Un pullman carico di sogni infantili puntava verso il Lago di Garda. Partiti da Napoli, felici, ignari. L’autostrada A22, in Trentino, li attendeva con un orrore.
Nella Galleria del Melarancio, il dramma. Il mezzo sbanda, si ribalta. Undici morti tra i banchi di terza media. Età tra i 13 e i 14 anni. Napoli piange i suoi.
L’Arenella, quel quartiere vivo e caotico tra colline e vicoli stretti, si ferma. Madri urlano, padri zittiscono. La città intera si stringe.
“Un boato assordante, poi il silenzio”, ricorda Maria Esposito, testimone oculare che quel giorno passava da quelle parti. “Ho visto il fumo, i corpi. Napoli non dimentica”.
Le indagini parlavano di velocità eccessiva, forse un colpo di sonno. Il conducente ferito, sopravvissuto. Ma le famiglie? Rimaste con un vuoto eterno.
Napoli, con le sue strade folli e i pullman sovraccarichi, si interroga. Quartieri come l’Arenella vivono di gite scolastiche, di speranze. Eppure…
Anni dopo, monumenti e targhe. Ma la Galleria del Melarancio resta lì, un tunnel di ricordi. Sicurezza migliorata? O solo un altro capitolo?
I genitori di allora oggi sono nonni. Raccontano ancora. E se accadesse di nuovo? Napoli aspetta risposte. Voi, cosa ne pensate?
