In un angolo pulsante di Napoli, il dolore si mescola all’indignazione. La morte di Domenico Caliendo, un bimbo di appena due anni e mezzo, dopo un trapianto di cuore andato tragicamente storto all’ospedale Monaldi, ha scosso la comunità e sollevato interrogativi inquietanti. “Questa vicenda non può finire nel silenzio”, è l’appello carico di emozione di una delle mamme del quartiere, che chiede giustizia per il piccolo.
Il caso, già di per sé drammatico, ha visto ora un nuovo sviluppo: è stato presentato un esposto contro l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. La denuncia accusa Petruzzi di aver violato il codice deontologico forense, sfruttando la tragedia del bambino durante una trasmissione televisiva. “Non è accettabile che si parli senza prove”, ha commentato un noto avvocato partenopeo, richiamando l’attenzione sulla delicatezza della situazione.
Tutto è iniziato il 16 marzo, quando il cardiochirurgo Guido Oppido, uno dei medici indagati, è apparso nel programma “Lo stato delle cose” su Rai Tre. Secondo quanto riportato nell’esposto, diverse documentazioni furono presentate per insinuare responsabilità senza un processo chiaro. Le accuse, pesanti come macigni, destano ancora scetticismo nella comunità. “Ci vogliono risposte, non chiacchiere. Questo è un caso di vita o morte”, ribadisce un gruppo di cittadini radunato davanti all’ospedale.
La tensione è palpabile nelle strade di Scampia e Secondigliano, dove la voce di Domenico si fa eco tra le mura di un quartiere che soffre, ma che non si arrende. “Siamo stati colpiti da una tempesta”, ha dichiarato un amico della famiglia, cercando di trattenere le lacrime. La solidarietà è palpabile, con tanti che si mobilitano per chiedere giustizia.
Intanto, l’esposto è stato inoltrato non solo all’Ordine degli avvocati, ma anche a diverse istituzioni, accendendo un dibattito che si espande ben oltre le aule di giustizia. La paura che il caso venga insabbiato è forte. “Vogliamo che la verità venga a galla. Non lasciamo che il silenzio prevalga”, afferma con determinazione una delle attiviste.
La lotta per la giustizia di Domenico è solo all’inizio. Resta da vedere come si muoveranno le autorità. La comunità è pronta a seguire gli sviluppi di questa triste vicenda, ma la domanda resta: chi pagherà per il dolore di quel bambino?