“Mangio un cornetto e torno”. Una frase che, per Fabio Ascione, è stata l’ultima promessa in un sabato mattina che si è trasformato in tragedia. Un proiettile al petto e la corsa disperata verso il Pronto Soccorso di Villa Betania non sono stati sufficienti a salvarlo. Siamo nel quartiere Ponticelli, un’area che, come molte altre a Napoli, vive il peso della criminalità. Qui l’eco degli spari rimbomba tra le palazzine del “Parco di Topolino”, un nome che racconta storie di clan e sangue.
La vittima aveva solo 20 anni e stava tornando a casa dopo un lungo turno di lavoro al bingo di Cercola. La telefonata alla madre, un gesto quotidiano, ha spezzato il silenzio di una notte che si è prontamente trasformata in incubo. A pochi metri dal bar Lively, un’auto ha aperto il fuoco senza rispetto per la vita di un ragazzo. “Non sappiamo chi sia stato a chiamare i carabinieri, ma alcuni nel bar hanno sentito gli spari e hanno reagito subito”, racconta un testimone, ancora scosso per quanto accaduto.
In questa città, il susseguirsi degli eventi è incessante, e le indagini si sono subito focalizzate su Fabio. I carabinieri stanno cercando di capire se il giovane avesse legami con la criminalità organizzata, ma gli elementi finora emersi smentiscono questa pista. Fabio lavorava regolarmente e, in serata, non era nemmeno al corrente del dramma che si stava consumando attorno a lui. È un’ombra la sua vita nel sporco affare della malavita, per cui è probabile che possa essere stato scambiato per qualcun altro.
Ma la verità è difficile da afferrare tra i riflessi di un’inquietante realtà. In una zona dove i clan si contendono il territorio e le vendette si consumano in un batter d’occhio, la speranza è che questa storia non si riduca a un enigma senza risposta. I quartieri di Napoli, già provati da troppi lutti, si interrogano. Chi è davvero il bersaglio? E chi pagherà per una vita spezzata dall’insensatezza di una pallottola?