C’è chi dice che a Napoli il tempo scorre in un modo diverso, e se chiedi a chi vive nei vicoli, te lo confermerà. Da qualche settimana, però, il cuore pulsante della città è in un triste vortice di tensione. L’ospedale Monaldi, un tempo pilastro della cardiologia, è al centro di uno scandalo che fa tremare le fondamenta stesse della sanità campana.
La tragica morte di Domenico Caliendo, il bimbo di soli due anni, ha scosso le coscienze di tutti. La causa? Un trapianto di cuore mal gestito, con un organo conservato in modo inadeguato. Non è solo una notizia, è un grido di allerta che riempie le strade e i bar del Vomero, rincorrendo le voci di chi teme che di vite potenzialmente salvate ce ne siano state altre.
«Stiamo vivendo un momento difficile. Non ci fermeremo finché non avremo risposte», ha dichiarato un membro delle forze dell’ordine, sottolineando la serietà dell’inchiesta che coinvolge sette professionisti indagati. E in questi giorni, l’ospedale è diventato un teatro di cambiamenti affrettati, provando a rimettere insieme i pezzi rotti di una reputazione ormai compromessa.
Anna Iervolino, la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, sta cercando di porre rimedio. Ma le sue delibere sembrano un triste specchio della crisi. Ha introdotto una checklist operativa per il prelievo del cuore, un manuale d’istruzioni per una macchina già in casa. Eppure, nel caso di Domenico, quel super-tecnologico Paragonix SherpaPak, dispositivo all’avanguardia già in dotazione dal 2023, non è stato utilizzato.
La situazione si complica ulteriormente con la decisione del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, di sospendere il programma trapianti pediatrici fino a che non verranno garantite tutte le condizioni di sicurezza. E mentre il Monaldi si affanna per risollevare la sua immagine, il nuovo responsabile del programma, Claudio Marra, è già al lavoro per ricostruire la fiducia del pubblico. Ma basta un gesto di speranza?
In questi giorni, le notizie circolano come fulmini, mentre alla finestra dell’ospedale si affacciano famiglie in attesa di sapere. Un piano di Risk Management è stato approvato, eppure la scarsità di informazioni sul dipendente sospeso, coinvolto nella tragedia di Domenico, continua a lasciare un velo di mistero.
Ma le domande rimangono. Cosa accadrà ai tanti bambini in attesa di trapianto? I napoletani meritano un sistema che funzioni. La fiducia si ricostruisce lentamente, ma nel frattempo il tempo in città non aspetta. E chi vivrà, vedrà.