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Napoli nel caos: 46 rinvii a giudizio per cellulari in carcere, chi c’è dietro?
Quarantasei persone rischiano di trovarsi di fronte a un tribunale, coinvolte in un’inchiesta scottante della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Al centro della vicenda, l’introduzione di cellulari in carcere, un business illecito che sta gettando un’ombra inquietante sui penitenziari italiani.
La Guardia di Finanza di Catanzaro e Vibo Valentia, insieme allo Scico, ha presentato richieste di rinvio a giudizio per associazione mafiosa, estorsione aggravata e accesso indebito a tecnologie di comunicazione da parte di detenuti. “Non possiamo permettere che i clan continuino a orchestrare le loro attività perfino dietro le sbarre”, afferma un ufficiale delle forze dell’ordine, cogliendo l’urgenza di un’azione decisa.
L’indagine ha origini nel 2025, quando sono emerse le manovre di una ’ndrina di Tropea. I capi del clan, pur in carcere, riuscivano a mantenere i contatti con l’esterno, sfruttando telefoni cellulari introdotti illegalmente. Un sistema che ha attirato l’attenzione delle autorità, ponendo in evidenza una grave falla nella sicurezza carceraria.
Le indagini si sono ora allargate, toccando i carceri ad alta sicurezza di Siracusa, Vibo Valentia, Secondigliano, Terni e Avellino. I telefoni non servivano solo per comunicare con familiari, ma anche per mantenere la struttura operativa del clan. “È un gioco pericoloso, che mette a rischio la sicurezza di tutti”, avvertono gli inquirenti.
Coinvolte anche città lontane come Torino, Milano, Bologna e Trapani, la rete si estende ben oltre i confini regionali. Un sistema di comunicazioni illecite che sfrutta la vulnerabilità delle carceri, un fenomeno che richiede una risposta rapida e coordinata.
Cosa accadrà ora? Riusciranno le autorità a mettere un freno a questa spirale di illegalità? La tensione è palpabile, e la lotta tra giustizia e criminalità continua, mentre la società si chiede come sia possibile che i criminali possano operare anche dal carcere. La questione è aperta.
