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Napoli, allarme al Pascale: 60 ricercatori sul cancro senza lavoro da giugno!
Al Pascale di Napoli, la tensione è palpabile. Sessanta ricercatori di punta, impegnati nella lotta contro il cancro, si trovano appesi a un filo. L’orizzonte si fa buio: il 30 giugno segna non solo la scadenza dei loro contratti, ma anche un possibile stop ai progetti cruciali finanziati dal Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
“È una situazione allarmante”, avverte Antimo Morlando, segretario regionale Sanità Pubblica della Fp Cgil, mentre i corridoi dell’IRCCS Fondazione Pascale echeggiano di preoccupazione. “Questi lavoratori precari – prosegue – rischiano seriamente di perdere il posto. Le conseguenze si faranno sentire in un settore già in crisi”. Pare che i giovani ricercatori, molti dei quali rientrati dall’estero per contribuire alla salute pubblica, siano destinati a svanire nel nulla.
I dati parlano chiaro: tra i 60 precari, spiccano 30 ricercatori sanitari, 7 su progetti Pnc e diversi borsisti. La precarietà è un tema ricorrente anche al Cardarelli, un recente grido di allerta non solo per il Pascale ma per tutti i presidi della città. “Per ogni stabilizzato, tre o quattro precari. È inaccettabile”, aggiunge Morlando, descrivendo un circolo vizioso che intasa le speranze di chi sogna di costruire un futuro nella ricerca.
Tra le storie che si intrecciano, c’è quella di una ricercatrice che, dopo anni di studi e sacrifici, ora vede il suo operato ridotto a un’ombra. “Mi sono dedicata anima e corpo a questo lavoro”, racconta, la voce tremante. “Ho vissuto la pandemia in prima linea, e adesso? Cosa sarà di me?”.
Il sindacato ha raccolto un mosaico di esperienze che testimoniano l’urgenza di interventi tangibili. La disperazione di chi ha sacrificato tutto per contribuire al bene comune si fa strada tra le pieghe di una burocrazia lenta e ingombrante. Ogni giorno è una lotta, ogni giorno un passo verso l’ignoto di un futuro già minacciato.
La città osserva, in silenzio, mentre le storie dei ricercatori risuonano come un grido di aiuto. La ricerca non può permettersi di fermarsi, eppure la precarietà miete vittime silenziose. “Servono stabilizzazioni immediate”, ribadisce Morlando. “La salute dei cittadini non può essere messa in discussione per motivi economici”.
Ma ora la domanda è: cosa accadrà dopo il 30 giugno? Riusciranno i giovani scienziati a salvare non solo le loro carriere, ma anche il futuro della ricerca scientifica a Napoli? Le risposte restano nell’aria, pronte a infiammare il dibattito.
