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Napoli sotto assedio: il giallo dei Casalesi e le ‘ndrine nella guerra della cocaina
La vita a Napoli, tra palazzi affacciati sul mare e vicoli stretti, è a rischio. La Dda di Napoli ha svelato un’indagine che cola il terrore nel cuore della città. Le 600 pagine dell’ordinanza firmata dal GIP Fabio Provvisier raccontano una realtà inquietante: il clan Zagaria ha preso il volo, anzi, ha fatto un salto decisivo nel narcotraffico, come un’ombra lunga che si allunga sull’intera provincia di Caserta.
Carlo Bianco è il cervello di questa operazione. “Guai a chi si mette contro di noi”, commenta un investigatore, evidenziando l’atmosfera di paura che avvolge il traffico di droga. Era il 2022 quando i carichi cominciarono a gonfiarsi: non più piccoli fornitori locali, ma clan potentissimi provenienti da Rosarno e Taurianova. Giuseppe e Pasquale Albano si sono trasformati nei fornitori di fiducia della cocaina, garantendo rifornimenti che arrivano a pesare due o tre chilogrammi al mese. E mentre la droga scorre, una rete di complici si muove con la precisione di un orologio svizzero.
A Vairano Patenora, Aldo Bianco e Antonio Gammardella gestiscono il traffico con la massima efficienza. Non lontano, Biagio Ianuario e Rolando D’Angelo, noto per la sua esperienza di mastro casaro, manovrano piazze fiorenti, pronte a generare profitti. Massimo Natale, chiave della logistica, si occupa di stivaggio e consegne nelle zone più calde, come Caivano. “È un lavoro da incubo”, confida un residente del quartiere, impaurito dall’aria che si respira.
In questo clima di tensione, i Casalesi non si fermano al narcotraffico. Hanno messo le mani anche sul gioco d’azzardo. La “Seven Slot Srls” è solo un paravento; dietro ci sono nomi famosi come Giacomo Penna e Biagio Vallefuoco. “Carlo Bianco comanda”, dicono i commercianti, sottolineando come l’intimidazione sia sufficiente a estromettere qualsiasi avversario senza l’uso di armi. Bar e sale giochi, un tempo indipendenti, oggi sono costretti a soccombere al potere del clan.
E mentre il gioco si fa duro, un’operazione di estorsione scuote Varcaturo. Al caseificio “La Delizia”, Alfonso Diana è alle corde, schiacciato da un prestito usurario da 160.000 euro. Da qui entrano in scena Pietro Tortorelli e i suoi scagnozzi, pronti a fare piazza pulita. “Ci hanno rubato la vita”, racconta un cliente abituale, mostrando il volto segnato dalla paura e dalla rabbia.
E non è finita. Carmine Zagaria, mai sazio, si ritrova avvolto nei giri dell’usura, prestando piccole somme a tassi insostenibili: “Quello che conta è la cassa comune”, dice un insider del clan, facendo trasparire la cruda verità che si nasconde dietro l’apparente normalità.
Napoli è in bilico tra l’ombra e la luce. Una città dove le radici della criminalità si intrecciano con il tessuto sociale, lasciando i cittadini a chiedersi: cosa ci riserverà domani? Il futuro è incerto, e la tensione palpabile.
